Oggi parliamo in dettaglio di:
Il meeting di Torino sulle patologie dell’avampiede
La tecnica tradizionale o “a cielo aperto”
La tecnica percutanea o “mini-invasiva”
La tecnica mista
Il mio intervento sulla metatarsalgia


Oggi ho avuto l’onore di partecipare ad un importante meeting sul confronto tra le varie tecniche chirurgiche nella chirurgia dell’avampiede.

Il meeting di Torino sulle patologie dell’avampiede

Il meeting “Confronto tra due filosofie chirurgiche” si è tenuto a Torino e ha voluto analizzare le differenze tecniche tradizionali (aperte) e tecniche percutanee (mini-invasive) utilizzate nelle comuni patologie dell’avampiede.

La chirurgia percutanea

Si tratta di un fenomeno singolare: la chirurgia percutanea è stata accolta con grande favore dai pazienti, una sorta di “acclamazione popolare”. Al contrario, il mondo scientifico, ha inizialmente evidenziato un grande scetticismo nei confronti di questa stessa tecnica. Oggi sembra si stia verificando un incontro a metà strada tra ciò che ha suscitato entusiasmo popolare e freddezza dal mondo scientifico. La chirurgia percutanea è uno strumento nelle mani del chirurgo dell’avampiede e, più in generale, del piede che però non rappresenta la soluzione a ogni male.

Una delle soluzioni più popolari è la “tecnica mista” che prevede un’associazione tra tecnica percutanea e soluzioni chirurgiche che prevedono mini-incisioni nel rispetto dei tessuti molli.

Facciamo un po’ di chiarezza sulle tecniche utilizzate e che possono venir proposte al paziente nel trattamento delle patologie dell’avampiede. Si parla, come accennato, di tecniche aperte e percutanee.
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La tecnica tradizionale o “a cielo aperto”

La tecnica tradizionale (a cielo aperto) utilizza un’incisione che espone l’articolazione, permettendo di visionarla con precisione. Anche per quanto riguarda questa tecnica, le incisioni chirurgiche sono state fortemente ridotte negli anni, compatibilmente con le capacità chirurgiche del chirurgo stesso. L’incisione permette di visionare direttamente l’articolazione e di conseguenza, di essere molto precisi nel gesto chirurgico. La correzione dell’alluce viene ottenuta tramite osteotomie (tagli nell’osso), che vengono tenuti in posizione con delle piccolissime viti, che sono analoghe agli “impianti” che i dentisti utilizzano da tanti anni. Si tratta di impianti con un 2,5/3 mm di diametro, generalmente in titanio per evitare fenomeni di allergie ai metalli, escludere fenomeni di galvanismo e ottimizzare i processi di osteointegrazione.
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La tecnica percutanea o “mini-invasiva”

La tecnica percutanea viene effettuata con piccolo incisioni, dei veri e propri “buchini“, introducendo una “fresina“, anche in questo caso molto simile agli strumenti che utilizzano gli odontoiatri. Queste “fresine” vengono utilizzate per eseguire l’osteotomia. La potenzialità di questa tecnica, eseguibile senza laccio emostatico, è la ridotta esposizione dei tessuti molli, che permette di ridurre il dolore, il gonfiore e velocizzare il recupero nel post operatorio. Non esponendo direttamente le articolazioni vi è la neccessità di eseguire l’intero intervento sotto guida “amplioscopica” (strumento che permette di eseguire radiografie in sala operatoria). Questa tecnica percutanea originariamente non prevedeva la “fissazione interna” (viti-impianti): un ruolo cardine è svolto dalle medicazioni, che devono essere ripetute periodicamente con molta dedizione. Oggi, c’è una tendenza ad associare fissazione interna e mini-invasiva con l’idea di velocizzare il recupero ed il movimento delle articolazioni operate.
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La tecnica mista

L’incontro tra tecniche percutanee/mini-invasive e tecniche tradizionali, nel rispetto dei tessuti molli, ha dato vita alla nascita di tecniche miste. L’obiettivo nel breve termine è di ridurre i tempi di recupero. L’obiettivo sul lungo termine è, invece, di avere una correzione stabile nel tempo e abbattere il rischio di recidiva.

Il ruolo della diagnosi

L’alluce valgo, l’alluce rigido, le dita a griffe la metatarsalgia sono sicuramente le patologie del piede più diffuse in assoluto che portano spesso il paziente in sala operatoria. Il principio fondamentale è la diagnosi perché non tutti gli alluci valghi, le metatarsalgie, le dita a griffe, gli alluci rigidi sono uguali. È importante valutare il grado di valgismo, la presenza di usura articolare e quindi di artrosi o l’eventuale lussazione a livello dei raggi minori prima di dare indicazione chirurgica e di scegliere la tecnica più idonea.

I benefici della tecnica mista

Personalmente, ritengo che le tecniche debbano essere integrate l’una con l’altra per poter ottenere più vantaggi, riducendo la durata dell’intervento chirurgico, che incide sui tempi di recupero del paziente.

Non tutti gli alluci valghi possono essere affrontati con una sola tecnica, applicata indiscriminatamente. La valutazione della gravità del valgismo e dell’eventuale presenza di una patologia che interessi anche il retropiede, come per esempio il piede piatto, sono da indagare in fase pre-operatoria.

Piccole attenzioni possono davvero fare la differenza nel raggiungimento del risultato finale, ecco perché è importante effettuare un corretto planning pre-operatorio e valutare con una radiografia eseguita in carico caso per caso.
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Il mio intervento sulla metatarsalgia

Oggi a Torino, ho parlato di metatarsalgia.

Penso sia un tema di straordinaria importanza per i pazienti che soffrono di metatarsalgia isolata e per coloro che, invece, lamentano questo problema in seguito ad una correzione dell’alluce valgo.

È sempre motivante parlare della “nostra filosofia”, cercando di motivare le scelte e chiedendosi il perché delle cose, nella consapevolezza che la nostra ricchezza sta nel gruppo e nel lavoro del team: giovane, motivato e curioso!

Complimenti al Dr Marcarelli ed al Dr Marconetto per l’organizzazione del meeting!
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