La chirurgia mininvasiva è un approccio chirurgico che consente di operare attraverso incisioni molto piccole, spesso inferiori al centimetro, riducendo il trauma ai tessuti circostanti.
Negli ultimi vent'anni questa tipologia di intervento ha trasformato profondamente la chirurgia ortopedica, in particolare nel trattamento delle patologie del piede e della caviglia.
La chirurgia mininvasiva comprende un insieme di tecniche operatorie accomunate da un principio fondamentale: ottenere il miglior risultato chirurgico con il minimo impatto possibile sui tessuti sani.
Invece di aprire ampiamente la zona da operare, il chirurgo lavora attraverso piccoli accessi cutanei, a volte semplici fori da pochi millimetri. Per farlo utilizza strumenti dedicati e, quando necessario, sistemi di visione indiretta come l'artroscopia o la fluoroscopia intraoperatoria.
Il termine "mininvasiva" non descrive una singola tecnica, ma una famiglia di approcci che variano in base alla struttura da trattare, alla complessità della procedura e all'esperienza del chirurgo. Ciò che li accomuna è la riduzione del danno chirurgico, cioè la quantità di tessuto sano che viene inevitabilmente coinvolto nell'atto operatorio.
Le tecniche mininvasive sono oggi utilizzate in quasi tutte le specialità chirurgiche. Si distinguono in grandi categorie in base alla modalità di accesso e agli strumenti impiegati.
La riduzione del danno chirurgico tipica delle tecniche mininvasive, chiaramente, offre una serie di vantaggi importanti.
I vantaggi della chirurgia mininvasiva rispetto agli approcci tradizionali riguardano diverse fasi del percorso clinico. I principali sono:
È importante precisare che i vantaggi della chirurgia mininvasiva si ottengono solo quando la tecnica è correttamente indicata e il chirurgo ha una formazione specifica. Un approccio percutaneo eseguito senza adeguata esperienza o su un paziente non idoneo può esporre a rischi superiori rispetto alla chirurgia tradizionale.
In ambito ortopedico, le applicazioni della chirurgia mininvasiva sono in continua espansione. Le aree in cui questa tipologia di approccio è oggi più consolidata sono quattro.
Quello del piede e della caviglia è il settore in cui la chirurgia mininvasiva ha avuto la maggiore diffusione negli ultimi anni ed è diventata lo standard di riferimento per molte patologie comuni.
Le principali indicazioni includono l'alluce valgo, le dita a martello e le esostosi dorsali, ma anche la fascite plantare cronica, il conflitto anteriore e posteriore di caviglia e alcune forme di lesioni osteocondrali.
L'artroscopia del ginocchio è una delle procedure ortopediche più eseguite al mondo. È indicata per lesioni meniscali, danni cartilaginei, instabilità legamentosa e per alcune patologie infiammatorie.
L'artroscopia della spalla permette il trattamento delle lesioni della cuffia dei rotatori, dell'instabilità gleno-omerale e delle patologie dell'articolazione acromion-clavicolare.
Le tecniche mininvasive spinali consentono di eseguire interventi di fusione vertebrale e di decompressione del canale midollare con accessi muscolari ridotti al minimo, preservando la muscolatura paravertebrale.
Specialmente nel campo della chirurgia del piede e della caviglia, l'evoluzione delle tecniche percutanee mininvasive e il miglioramento degli strumenti dedicati hanno reso possibile trattare con questo approccio anche deformità complesse che in passato richiedevano interventi aperti con lunghi tempi di recupero.