In questo articolo spieghiamo in dettaglio cos'è un plantare ortopedico, a cosa serve e come viene realizzato.
INDICE
Il plantare ortopedico è un presidio medico su misura progettato con l'obiettivo primario di ottimizzare l'appoggio del piede.
Non si tratta di un semplice comfort, ma di un vero e proprio strumento terapeutico che, agendo sulla distribuzione del peso e sulla corretta postura del piede, ha un impatto significativo sull'intero sistema muscolo-scheletrico generale.
Essendo un dispositivo medico che interviene sulla biomeccanica corporea, la sua adozione è un percorso specialistico.
Per garantire l'efficacia e la sicurezza del trattamento, il plantare viene prescritto da uno specialista ortopedico, il medico più indicato a valutare la patologia e la necessità clinica. La sua realizzazione pratica è invece affidata a professionisti qualificati come podologi e tecnici ortopedici, i quali utilizzano diverse tecnologie all'avanguardia per produrre un plantare perfettamente aderente e funzionale alle esigenze specifiche del paziente.
Il plantare ortopedico svolge diverse funzioni essenziali, che vanno dalla correzione di specifiche anomalie del piede all'ottimizzazione dell'intera postura corporea. Serve principalmente a:
Correggere e trattare le patologie del retropiede: Il plantare è fondamentale per intervenire su disfunzioni che riguardano la parte posteriore del piede. Agisce in modo mirato per correggere o supportare condizioni come il piede piatto e il piede cavo.
Curare alcune patologie dell'avampiede: La sua azione si estende anche alla parte anteriore del piede. Qui aiuta a ridistribuire il peso in modo uniforme, alleviando la pressione sui punti dolorosi.
Ottimizzare i carichi e ottenere un riequilibrio posturale sovrasegmentario: Il piede è la base della postura. Intervenendo sull'appoggio plantare, il plantare ortopedico ha un effetto a cascata sull'intero sistema muscolo-scheletrico. Permette di ottimizzare i carichi e può contribuire a risolvere problemi che coinvolgono segmenti superiori, come il ginocchio, l'anca e la caviglia.
Queste descritte sono le indicazioni più frequenti, ma è importante sottolineare che esistono anche altre patologie in cui l'eziologia non è prettamente biomeccanica. Perciò è utile distinguere tra due funzioni principali dei plantari:
Il ruolo biomeccanico e di compenso: I plantari con funzione di compenso, come quelli sopra descritti per piede piatto o cavo, hanno il puro ruolo biomeccanico di ottimizzare la posizione di una articolazione chiave nel retropiede, la sottoastragalica (tra calcagno e astragalo), che funge da molla. Agendo su questa articolazione, il plantare ne ottimizza la posizione.
Il ruolo di ammortizzazione e scarico: Esistono plantari che hanno primariamente il ruolo di ammortizzare, distribuire e ridurre il carico, come quelli indicati nella gestione della fascite plantare.
Vediamo adesso il dettaglio delle applicazioni per ciascuna patologia.
Come abbiamo visto l'utilità di un plantare ortopedico si estende a diverse condizioni, distinguibili in patologie del piede e patologie "sovrasegmentarie", che interessano strutture più in alto nel corpo. Vediamo in dettaglio entrambi gli usi:
Il plantare è descritto come un supporto utile in condizioni che coinvolgono segmenti superiori, spesso derivanti da un disallineamento a livello del piede. Queste includono:
Gonalgia, ovvero dolore al ginocchio, dovuto a varismo o valgismo del ginocchio.
Coxalgia, cioè dolore all'anca.
Lombalgia, o mal di schiena.
In questi casi, l'uso del plantare è descritto, ma il risultato può essere meno prevedibile e varia in base alla specifica eziologia del problema.
Tra le patologie del piede per cui il plantare ortopedico offre dei benefici, si distinguono principalmente piede piatto e cavo, fascite plantare e metatarsalgia. Per le tipologie di piede piatto dobbiamo distinguere fra condizioni fisiologiche e patologiche.
Piede piatto fisiologico: In assenza di patologia, il ruolo del plantare non è di curare o arrestare un'evoluzione, ma di ottimizzare la funzione e la distribuzione dei carichi durante la deambulazione.
Piede piatto patologico o progressive collapsing foot: Si verifica quando il piede tende a cedere progressivamente a causa di un'instabilità peritalare mediale e diviene una patologia più grave. In questi casi, il plantare è utile per gestire i sintomi e fornire supporto, ma è cruciale capire che non è uno strumento che arresta l'evoluzione della deformità. Per questo motivo, è fondamentale continuare a monitorare l'evoluzione mediante esami di secondo livello come la TAC in carico, per non ritrovarsi a curare una patologia in fase troppo avanzata.
Fascite plantare e spina calcaneare: In questi casi, il plantare ha primariamente un ruolo di ammortizzazione e scarico. Il suo obiettivo è ottimizzare i carichi e ridurre lo stress compensativo sulla fascia plantare, che funge da vero e proprio ammortizzatore del piede. Ridurre la tensione sulla fascia aiuta ad alleviare il dolore e l'infiammazione tipici di queste condizioni. Abbiamo questo uso in un blog sull'argomento.
Piede cavo: In questo caso il plantare è considerato meno efficace rispetto al piede piatto, essendo il piede cavo una struttura più rigida. L'obiettivo è compensare un appoggio esageratamente rigido, spesso introducendo elementi come una talloniera anti-shock e uno scarico (cut-off) sotto la testa del primo metatarsale.
Metatarsalgia: Il plantare agisce scaricando il sovraccarico e ridistribuendo il peso.
Esistono anche alcune patologie che richiedono attenzione particolare per l'uso di plantari.
Tra queste rientrano il piede diabetico e la malattia di charcot. In questi casi, il plantare è spesso associato all'uso di una scarpa ortopedica ed è fondamentale gestire con grande attenzione i sovraccarichi, eseguendo controlli periodici per prevenire ulcerazioni e infezioni.
Il paziente con piede diabetico è a rischio di collasso del piede, grandi deformità, ulcerazioni e amputazione. Il plantare rientra nel quadro della prevenzione delle ulcere e pertanto del rischio di amputazione. In caso di presenza di ulcera è importante riferirsi ad un team multidisciplinare, che include chirurgo vascolare, chirurgo ortopedico, podologo, vulnologo ed esperto di ferite difficili.
Nonostante le sue numerose funzioni, è essenziale essere consapevoli dei limiti del plantare ortopedico.
Non riesce a risolvere problemi legati alle piccole dita, come il dito a griffe, poiché non modifica la funzione delle dita nella fase di spinta.
Non può correggere l'alluce rigido o valgo, e anzi, può ridurre lo spazio disponibile all'interno della scarpa.
Come abbiamo visto nei nostri articoli di approfondimento, per queste patologie il plantare è utile solo se il sintomo maggiore è la metatarsalgia, e non se il problema principale è localizzato a livello dell'alluce. Ne abbiamo parlato nel nostro blog sui plantari per alluce valgo.
Inoltre, anche nei casi in cui è indicato, il plantare deve essere associato a un esercizio fisioterapico appropriato e alla cura del proprio benessere generale. Sono le chiavi per ottenere il massimo da un riequilibrio funzionale di cui il plantare è parte.
Il plantare viene prescritto da un medico specialista in Ortopedia e Traumatologia o da un fisiatra, medico specialista della riabilitazione. È importante che sia una figura con particolari competenze nell'ambito del piede e della caviglia, idealmente certificate da fellowship in questo distretto.
La realizzazione del plantare è invece seguita da due diverse figure professionali: il podologo e il tecnico ortopedico.
Esistono diverse modalità di esecuzione dei plantari, fra cui le più diffuse sono:
Plantari su misura
Modelli preformati personalizzabili
Plantari stampati con tecnologie CAD/CAM e diversi supporti tecnologici
Opzioni su calco in gesso
È importante che il professionista a cui ci si rivolge abbia esperienza nell'ambito specifico che si cerca, ad esempio:
Lo sport richiede un approccio e tecnologie specifiche.
Il piede diabetico necessita di tecnologie diverse per gestire le complessità legate alla patologia.
Adesso che abbiamo visto tutte le caratteristiche fondamentali del plantare ortopedico, rispondiamo ad alcune domande frequenti sull'argomento.
In questa sezione affronteremo sia gli aspetti più tecnici che quelli pratici, entrando nei dettagli anche sui tempi di rinnovo e sulle tipologie di scarpe più adatte per un utilizzo efficace.
La durata di un plantare ortopedico su misura dipende da diversi fattori:
il peso del paziente,
quanto viene utilizzato (frequenza e intensità),
con quali scarpe e in che condizioni viene indossato,
il materiale di cui è composto.
La maggior parte dei pazienti che utilizzano un plantare e che non hanno patologie specifiche ha un rinnovo medio di un plantare su misura ogni 24 mesi.
Tuttavia, è fondamentale considerare alcune casistiche speciali:
Piede piatto che evolve: Pazienti con un piede piatto che evolve possono richiedere controlli più ravvicinati non tanto per rivedere il plantare in sé, ma per valutare che il plantare sia ancora lo strumento più adatto alla fase di evoluzione della patologia.
Pazienti diabetici: Allo stesso modo, un paziente diabetico può richiedere controlli ravvicinati per monitorare il rischio di ulcere cutanee.
In una metatarsalgia isolata o in un piede piatto iniziale, un plantare standard può essere una soluzione efficace.
Un plantare standard può anche essere un modo per iniziare a capire se il plantare sia la strada giusta per ottimizzare l'appoggio. Ovviamente, un plantare su misura offre dei vantaggi in più legati proprio alla personalizzazione. La scelta deve essere guidata da uno specialista ortopedico e il decorso condiviso con lui.
Oggi esistono anche degli strumenti innovativi che non rientrano nella categoria dei plantari ortopedici, ma della wearable technology: plantari non per curare, ma per misurare, perché misurare è capirsi. Noi usiamo questa forma di wearable technology per misurare la salute del passo e monitorare nel tempo il risultato che un iter conservativo fatto di esercizio fisico e plantari possa offrire al paziente.
Si tratta di solette che vengono indossate dal paziente o dall'atleta durante il passo, ma anche durante la corsa o gesti coordinativi complessi, per monitorare diverse variabili come l'appoggio monopodalico, la durata della fase di appoggio e stacco di un passo, e altri parametri utili a monitorare la salute del nostro piede e del nostro passo.
È fondamentale distinguere tra le diverse tipologie di plantari per capire la calzatura più adatta:
Plantari per la quotidianià: Sono progettati per l'uso giornaliero e si adattano meglio a scarpe con allacciatura che offrono un volume interno sufficiente e un buon sostegno. Non sono adatti a calzature come ballerine, scarpe con tacco importante e, in generale, scarpe eleganti rigide o "inglesi" su misura. Si adattano anche con difficoltà a calzature sportive tecniche e molto strette in punta, come scarpe da calcio o scarponi da sci.
Plantari sportivi: Sono disegnati e pianificati specificamente per l'uso in attività fisica. Sono realizzati per adattarsi idealmente a calzature tecniche come scarpe da calcio, da running e così via.
Ricordiamo, infine, che i pazienti con gravi deformità potrebbero dover ricorrere a plantari associati a scarpe ortopediche realizzate anch'esse su misura.
È meglio non usare un plantare ortopedico come prevenzione aspecifica se non se ne ha bisogno.
Inoltre, è fondamentale non usarlo in scarpe che non sono state progettate per ospitare un plantare. Forzare il plantare dentro una scarpa con una tomaia che non lo accoglie ne comprometterà la funzione e può renderlo controproducente.
La maggior parte dei plantari, standard e su misura, può essere agevolmente lavata o pulita, persino mettendoli in lavatrice. È consigliabile chiedere a chi produce il plantare le modalità di lavaggio e se sia consigliato usare delle calzine protettive per avvolgerli e proteggerli.
Il costo di un plantare varia notevolmente in base a diversi fattori, tra cui la tecnologia utilizzata per produrlo e i test eseguiti per progettarlo e testarlo. Esiste anche una variabilità legata al "mercato", per cui, ad esempio, i plantari realizzati nella regione Lombardia potrebbero avere un prezzo generalmente più alto rispetto a quelli eseguiti in altre regioni d'Italia con un costo della vita inferiore.
Detto questo, è sempre importante informarsi sul prezzo di un plantare prima di eseguirlo. Un parametro importante da considerare è anche cosa è previsto dopo il collaudo. In caso si abbia bisogno di rivederlo o modificarlo, c'è un costo aggiuntivo oppure no? Sono aspetti da chiarire prima di procedere.
Così come se, al controllo medico, lo specialista suggerisse ulteriori modifiche, sono a carico del paziente oppure no? Questo è un consiglio che diamo a ogni paziente: chiedete prima.