La distorsione alla caviglia è una lesione traumatica, causata da un movimento brusco o un appoggio errato del piede. Colpisce i legamenti dell'articolazione e si manifesta con dolore acuto, gonfiore e talvolta con un ematoma.
Nella maggior parte dei casi guarisce in 2-6 settimane con riposo, ghiaccio e compressione, ma in alcuni casi può insorgere un’instabilità persistente.
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Come abbiamo visto, la distorsione alla caviglia è una lesione traumatica, spesso causata da un errato appoggio del piede. Porta a una temporanea perdita di contatto delle due superfici articolari che compongono la caviglia, con possibile lesione associata dei legamenti e della cartilagine articolare.
E' sicuramente tra gli infortuni più comuni che si possono riscontrare: solo in Italia ogni giorno se ne contano circa 5.000 casi.
Questi interessano soprattutto chi pratica sport, come la corsa, anche a livello amatoriale, ma sono frequenti anche nella vita di tutti i giorni, tra tacchi e attività ricreative.
Seppur molto comune, non bisogna fare l’errore di sottovalutarla e di non trattarla con la giusta attenzione.
La distorsione alla caviglia, o “storta al piede” come viene comunemente chiamata, può manifestarsi con diversi livelli di gravità e, a seconda di questi, il trauma necessiterà di un intervento diverso per una sua ottimale risoluzione.
Soprattutto nei casi in cui la distorsione risulti lieve, può accadere che il paziente non la riconosca come tale e, pur percependo dolore, non attui le giuste misure per risolvere il trauma.
Vogliamo quindi soffermarci sui quali siano i sintomi della storta e su come riconoscerla.
Per valutare correttamente la portata di una distorsione è molto importante fare attenzione a non sottovalutare i tre principali segnali che il nostro corpo ci invia non appena è avvenuto il trauma: gonfiore, ematoma e dolore.
Prima di approfondire questi punti e la classificazione della distorsione, vediamo le due tipologie principali di "storta" e le lesioni causate.
La distorsione alla caviglia può avvenire in due modi:
Dopo una contusione di caviglia, le lesioni sono spesso a carico dei legamenti, ma non si tratta, il più delle volte, di lesioni che possono avere un seguito per il paziente.
Infatti è importante notare come i legamenti nella caviglia siano extra articolari. Questo ci dà un importante vantaggio in quanto permette, in caso di lesione, una cicatrizzazione del legamento stesso senza particolari conseguenze.
Il legamento che viene compromesso nella quasi totalità delle storte alla caviglia è il legamento peroneo astragalico anteriore, che si trova proprio sul lato esterno del piede.
Una conseguenza più complessa che può nascere a seguito di una distorsione alla caviglia è invece la “lesione osteocondrale” o “lesione cartilaginea” che, se sfocia in una cronicizzazione, è in grado di causare maggiori problematiche e una sintomatologia più complessa.
Vi sono molte classificazioni utilizzate nella valutazione della distorsione di caviglia che si basano soprattutto sulle eventuali lesioni legamentose.
“Classificare” ha spesso aiutato la medicina e il medico a progredire nelle cure creando dei protocolli che fossero il più possibile universali. Tuttavia non sempre le classificazioni sono abbastanza precise.
Se parliamo di storte alla caviglia spesso viene usata una classificazione in 3 gradi:
| Grado | Lesione | Sintomi | Strutture coinvolte |
| Primo grado (lieve) | Allungamento dei legamenti senza lesioni complete. | Lieve gonfiore, dolore moderato. E' possibile camminare. | LPAA (allungato, non leso) |
| Secondo grado (moderato) | Lesione parziale dei legamenti. | Gonfiore, dolore, instabilità da lieve a moderata. Camminare è doloroso. | LPAA (lesione parziale), LPC |
| Terzo grado (grave) | Rottura completa dei legamenti. | Dolore forte, gonfiore accentuato, franca instabilità. Impossibile caricare il peso. | LPAA e LPC (rottura completa) |
Il limite di una classificazione come quella appena letta è che rischia di essere molto teorica, poco pratica e tendenzialmente soggettiva.
Inoltre si sofferma sulle lesioni legamentose non menzionando deformità scheletriche e lesioni cartilaginee, che possono essere altrettanto gravi e meritevoli di approfondimenti diagnostici. Pertanto, non sempre si rivela utile nella pratica clinica.
Seguendo la nostra classificazione, pubblicata sulla rivista europea Foot and Ankle Surgery, possiamo parlare di “complesso peritalare” che comprende non solo la caviglia, ma che vede appunto come un unico complesso la caviglia, l’articolazione sottoastragalica e l’articolazione astragalo scafoidea.
Questa classificazione prevede quattro categorie:
Il focus non è sul grado di severità, ma sulla tipologia di lesione, distinzione fondamentale per impostare una terapia. Questo è uno dei motivi per cui non è davvero possibile consigliare un percorso terapeutico ad un paziente in base alla sua descrizione del quadro clinico.
Per meglio illustrare la complessità del tema, riassumiamo la nostra classificazione in questa tabella:
| Conseguenze della distorsione | Definizione | Meccanismo coinvolto | Trattamento indicato | Tempi di recupero indicativi |
| Instabilità propriocettiva | Deficit del tempo di risposta tra stimolo e attivazione muscolare. | Il legamento non è leso ma i sensori propriocettivi della caviglia non rispondono adeguatamente. | Rieducazione propriocettiva con fisioterapista. | Brevi: da pochi giorni a poche settimane. |
| Instabilità scheletrica | Deviazioni scheletriche in varo o in valgo di piede e caviglia. | Alterazione dell'asse osseo che genera aree di sovraccarico. | Osteotomie per ripristinare il corretto asse. | Con intervento: 3-4 mesi. |
| Instabilità legamentosa | Lesione dei legamenti (LPAA e/o LPC). | Rottura parziale o completa del legamento, con cicatrizzazione insufficiente. | Riabilitazione; in caso di instabilità residua, intervento chirurgico mini-invasivo con tecniche ricostruttive autologhe. | Ripresa della funzionalità quotidiana: circa 20 giorni. Ripresa di attività sportiva blanda: circa 30 giorni. Sport a pieno regime: 40-60 giorni. |
| Lesione cartilaginea | Lesione osteocondrale del domo astragalico. | Danno alla cartilagine articolare, spesso associato a instabilità scheletrica. | Intervento chirurgico di ricostruzione biologica (AT-AMIC), con eventuale riallineamento scheletrico associato. | Gesso per 4 settimane senza carico; ripresa dell'attività sportiva a 4-5 mesi dall'intervento. |
La visita è un momento importante in cui fare il punto della situazione e parlare di percorsi riabilitativi sulla base di classificazioni più evolute ed utili, come quella che ha sviluppato il nostro gruppo.
Può capitare che la distorsione non causi dolori gravi o particolari impedimenti ai movimenti, è molto semplice sottovalutarla e non adottare i giusti accorgimenti per limitarne le possibili conseguenze negative.
I sintomi provocati da traumi di questo genere sono vari, motivo all’origine di una certa confusione nei pazienti e spesso di un’interpretazione errata della condizione in cui vertono.
Di seguito vediamo in dettaglio come può manifestarsi.
Le eventualità in cui possa occorrere una distorsione della caviglia sono numerose, ma ci sono alcuni tratti caratteristici di questi eventi traumatici che possiamo imparare a identificare.
Le storte, ad esempio, avvengono tipicamente quando si svolgono attività a bassa velocità, come camminare o al massimo correre.
Uno spostamento più veloce o uno che richiede un carico importante sul piede, causerebbero più facilmente la rottura di un osso più che una lesione legamentosa o cartilaginea.
Generalmente i pazienti riferiscono una sensazione simile a quella della lacerazione, talvolta accompagnata ad un rumore paragonabile ad uno schiocco.
La presenza di gonfiore e di un ematoma sono caratteristiche tipiche di diversi traumi al piede e alla caviglia, tra i quali anche la distorsione di quest’ultima.
Solitamente la storta è accompagnata da un edema spesso localizzato non solo a livello dell’area compromessa, ma esteso a tutta la caviglia, che apparirà quindi più rigida e dolente.
In alcuni casi il dolore e la tumefazione saranno accompagnati da un livido, che, a seconda della gravità del trauma, crescerà in intensità e presenterà una maggiore estensione concentrandosi nelle aree più declivi (tallone per esempio).
Tra i sintomi non può mancare, ovviamente, il dolore.
L’intensità del dolore provato non è sempre correlato alla gravità della distorsione, così come tumefazione ed ematoma.
Talvolta infatti l’ematoma è importante, ma il paziente non riesce a ricondurlo ad una causa e non sa come se lo è procurato.
Nella maggior parte dei casi l’area più sofferente rimane quella in corrispondenza del legamento peroneo astragalico anteriore che è quasi sempre dolente alla “digitopressione”.
Il dolore aumenta quando spostiamo il peso sul piede o cerchiamo di mantenerlo in posizione orizzontale (caviglia a 90 gradi).
Diventa difficile il più delle volte eseguire un passo senza zoppia, talvolta il paziente riferisce rigidità legata al gonfiore altre volte un senso di instabilità legata alla mancanza di “propriocettività” della caviglia colpita.
Nei casi più lievi però il paziente è solitamente in grado di svolgere una deambulazione autonoma senza bisogno delle stampelle.
Come possiamo notare, la sintomatologia tipica della distorsione alla caviglia può essere poco specifica e interessare in modo esteso il piede.
Per una corretta diagnosi è quindi fondamentale l’intervento di un medico ortopedico attraverso una visita accurata, anche a distanza dall’evento.
Una corretta ricostruzione dell’evento traumatico potrà aiutare a ricostruire il meccanismo di lesione per capire se vi è un interessamento della sola componente legamentosa o anche cartilaginea, lesione più grave soggetta ad una prognosi peggiore e ad un trattamento molto specifico.
Senza una corretta diagnosi e un conseguente trattamento, i sintomi della distorsione di caviglia, possono persistere per lunghi periodi e tendere a cronicizzarsi.
La persistenza dei sintomi a cui il paziente deve prestare attenzione sono instabilità, quindi altri eventi distorsivi o sensazione di una caviglia poco stabile e il dolore che può essere indice di una lesione a carico della cartilagine articolare.
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In caso di distorsione di caviglia la visita specialistica ha una duplice valenza:
In primis un semplice esame radiografico ci aiuterà ad escludere una frattura.
Solitamente la radiografia viene eseguita direttamente in pronto soccorso dal paziente.
Lo studio dei legamenti cosi come quello della cartilagine deve avvenire in un secondo momento: è assolutamente inutile richiedere una risonanza magnetica al momento del trauma distorsivo.
Subito dopo una storta è indicato il riposo, mantenere l’arto elevato, applicare ghiaccio, eventualmente bendarlo per avere una sensazione di stabilità e controllare l’edema.
Se il dolore fosse molto importante il paziente può ricorrere all’uso delle stampelle che non deve essere protratto eccessivamente.
Gli esiti di una distorsione di caviglia vanno valutati a distanza dall’evento traumatico.
Sarà il paziente stesso a guidarci indicandoci i suoi sintomi: instabilità o dolore.
Quando il sintomo principale è l’instabilità pensiamo ad una lesione legamentosa.
Il paziente riferirà una caviglia che cede soprattutto sui terreni irregolari.
Se invece il sintomo più importante è il dolore il paziente sente la caviglia limitata nei movimenti che risultano appunto dolorosi.
Questo è un quadro più tipico delle lesioni cartilaginee (lesioni osteocondrali).
L’esame obiettivo è fondamentale, ma una corretta diagnosi non può prescindere dagli esami strumentali.
Gli esami diagnostici indispensabili sono:
La radiografia dovrà essere eseguita in carico e riguardare i segmenti di piede e caviglia. Ciò ci permetterà di analizzare l’asse scheletrico del piede e della caviglia nella sua globalità.
La risonanza magnetica è un esame fondamentale per fare una valutazione dello stato dei legamenti, in particolare del legamento Peroneo Astragalico Anteriore (LPAA) e il legamento Peroneo Calcaneare (LPC).
La Risonanza Magnetica è inoltre consigliata anche nell’individuare le lesioni cartilaginee, che in apparenza possono essere più estese a causa dell’edema che la risonanza magnetica evidenzia.
Ecco perché molto spesso è importante approfondire la diagnosi con un esame TAC.
La TAC fornisce una precisione di gran lunga maggiore rispetto alla risonanza, soprattutto nel delineare la lesione osteocondrale per comprenderne la reale entità e profondità.
Il grande vantaggio di oggi è la possibilità di scegliere un esame unico, ossia la TAC al carico della radiografia, il quale unisce le informazioni della TAC al carico della radiografia.
L’esame viene eseguito attraverso una dose di radiazione simile a quelle della radiografia e permette ricostruzioni 3D fondamentali per il planning chirurgico.
Il trattamento di una distorsione della caviglia è da valutare in base all’evento traumatico.
Può variare ampiamente in base al danno indotto. Il trauma può infatti avvenire in eversione o in inversione, può essere più o meno grave e coinvolgere legamenti, strutture ossee o entrambi.
Se parliamo di una storta che ha causato una frattura è evidente che il trattamento sarà chirurgico mirato alla sintesi della frattura stessa.
Quando invece la distorsione porta ad una instabilità di caviglia la chirurgia dovrà prendere in considerazione la riparazione legamentosa.
Meno conosciute, ma come spiegato altrettanto temibili, sono le lesioni della cartilagine articolare (domo astragalico). In caso di un paziente con una lesione osteocondrale sintomatica il trattamento chirurgico sarà mirato alla ricostruzione cartilaginea.
Nella maggior parte dei casi lievi, fortunatamente, vi sono rimedi alla distorsione della caviglia molto semplici quali ghiaccio, riposo e rieducazione propriocettiva a seguire.
Prevenzione significa propriocettività ed esercizio fisico appropriato.
Propriocettività significa allenamento di equilibrio e coordinazione focalizzati sulla funzione della caviglia, come in un protocollo riabilitativo, ma pianificata come prevenzione.
Per esercizio fisico appropriato si intende, invece, un’attività che e’ compatibile con qualsiasi attività sportiva scelta, ma che la integri con stretching di tricipite (polpaccio), muscolatura posteriore della coscia, mobilità bacino e attività di core-stability.
In poche parole, prevenire infortuni alla caviglia significa preoccuparsi di allenare anche tutto ciò che questa sostiene: un arto inferiore e tronco allenato le richiederanno meno sforzo!
In questa sezione rispondiamo rapidamente ad alcune domande frequenti sulla distorsione di caviglia, riassumendo in parte i temi già approfonditi in questo articolo.
La prima cosa da fare è escludere la presenza di una frattura. Una volta che sappiamo che l’evento distorsivo non ci ha esposto ad un danno diretto, appunto una frattura, tenere l’arto sollevato, applicare del ghiaccio e stare a riposo sono sicuramente dei consigli da seguire. L’immobilizzazione però non deve essere troppo prolungata.
La tumefazione è assolutamente normale dopo una distorsione di caviglia. E’ consigliabile, una volta esclusa la presenza di una frattura, usare il buon senso.
Le regole sono sempre le stesse, possiamo adottare il metodo RICE per ricordarle:
Esistono protocolli riabilitativi più innovativi (POLICE), ma è bene che questi vengano applicati dopo aver ricevuto diagnosi da uno specialista.
La durata del dolore è assolutamente variabile. Può andare da pochi giorni a mesi. In tal caso è consigliabile una valutazione specialistica per poter escludere lesioni associate, in particolare le lesioni cartilaginee.
La trombosi è evitabile con il semplice carico (camminando), mentre nei casi in cui non fosse possibile (per diagnosi di frattura o a causa del dolore) ricorrendo all’eparina grazie alla sua proprietà antitrombotica. Questa va eseguita per tutto il periodo dell’immobilizzazione che, ricordo in caso di semplice distorsione, non deve essere esageratamente protratta.
Dipende da “cosa non curo”. La maggior parte delle storte al piede non lasciano esiti.
In caso di instabilità di caviglia sviluppata in seguito ad una storta, il rischio è di incorrere in altre distorsioni e lesionare la cartilagine articolare.
Se invece sto ignorando una lesione osteocondrale, mi sto privando della possibilità di bloccare l’evoluzione artrosica della caviglia.
Come spiegato più volte, escludendo la frattura, il danno più temibile indotto da una distorsione alla caviglia è la lesione osteocondrale ovvero della cartilagine articolare.
E’ una danno permanente che oggi può essere ricostruito con tecniche mini-invasive che il mio gruppo è fiero di aver ideato e pubblicato (AT-AMIC).
Proprio perché le problematiche legate alla storta non si limitano alle sole lesioni cartilaginee, ma comprendono le più comuni lesioni legamentose, abbiamo lavorato e ideato nuove tecniche ricostruttive mini-invasive per la ricostruzione autologa dei legamenti lesionati.