La mia esperienza nel sociale con Giorgio Lastroni

È durante la mia esperienza professionale a Baltimora presso il Mercy Hospital che ho incontrato Giorgio Lastroni. Un collega italiano, all’epoca anche lui negli negli Stati Uniti per approfondire le conoscenze in ambito di piede e caviglia.

Giorgio è un uomo che stimo molto non solo per le sue conoscenze, la competenza e la duttilità ma anche e soprattutto per il suo grande coraggio. Giorgio vive e lavora in Zambia, a Lusaka, dove è sia l’ortopedico di riferimento che il direttore sanitario di un importante ospedale, fondato e sostenuto da una famosa associazione umanitaria Americana: Cure International.

Da anni collaboro con lui a progetti chirurgici e di ricerca. Fare questo lavoro in Africa significa avere obiettivi e strategie diverse da quelle a cui siamo abituati nella società occidentale. Non vuol dire essere chirurghi migliori o peggiori, ma semplicemente avere una prospettiva diversa.
Nei Paesi poveri è necessario studiare nuove cure e procedure chirurgiche che siano riproducibili ed affidabili. È quindi necessario valutare i risultati di alcune procedure innovative, ma talvolta anche di altre considerate obsolete nel Mondo occidentale che tuttavia possono offrire una valida opzione terapeutica per i Paesi in via di sviluppo.

La mia Africa

È proprio in quest’ottica che è nata e ancora oggi si concretizza la mia esperienza in Africa, ospitata da Cure International, sotto la guida del Dr. Giorgio Lastroni. Testimonianza ne è un nostro studio scientifico pubblicato sul Journal of Foot and Ankle Surgery sul trattamento del piede torto in Africa: una delle tante piaghe che affligge quel continente ed altri Paesi del terzo Mondo, con notevoli impatti a livello sociale. Un bimbo africano con il piede torto è molto più limitato di quanto non sia un suo coetaneo occidentale. Per lui avere un deficit di deambulazione grave significa fare molta più fatica a raggiungere un pozzo d’acqua o a partecipare alla ricerca di fonti di sostentamento già scarse che si trovano spesso a chilometri di distanza dai piccoli villaggi.

Sono molto grato a Giorgio per il suo esempio, per l’opportunità di collaborare insieme, per l’insegnamento umano e professionale che mi motivano a perseguire questa strada mettendo a disposizione anche di questi popoli meno fortunati le mie capacità.

Grazie Giorgio anche e soprattutto per la tua amicizia.