Fellowship

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Una fellowship, in ambito medico, è un periodo di lavoro durante il quale un chirurgo può migliorare le proprie conoscenze su uno specifico argomento.
Da non confondersi con la “specializzazione”, pratica che ogni neo-laureato in medicina è tenuto ad adempiere per poter essere un medico, che serve a dare un primo approccio non nozionistico.

Usciti dall’università è necessario iniziare a misurarsi con la realtà delle corsie di un ospedale, con la sala operatoria, il pronto soccorso e tutto quanto permette di comprendere praticamente cosa vuol dire prendersi cura di un paziente. Ma il percorso non è sempre scevro da dubbi, difficoltà, momenti di frustrazione, dovuti anche ad una non sempre esemplare gestione dei colleghi più anziani che dovrebbero guidare e formare gli specializzandi ma che non sempre seguono con diligenza questo precetto.
Cinque anni intensi che però troppo spesso si chiudono lasciando la sensazione di non aver compiuto il percorso a pieno. A volte, al termine della “specialità”, si hanno chiare le proprie propensioni ed interessi, ma mancano ancora i mezzi adeguati per sentirsi davvero protagonisti della propria vita professionale, gli strumenti utili per il bene dei propri pazienti e per la propria personale realizzazione.

Una fellowship ha innanzitutto lo scopo e la funzione di colmare questo gap. 
Durante questo periodo di formazione si usa molto di più il bisturi, si frequenta la sala operatoria in maniera assidua, si partecipa alla vita d’equipe attivamente, si osservano i risultati di laboratorio. Insomma si ha modo di costruire una propria personalità chirurgica accelerando notevolmente il percorso di apprendimento. 
Ma una fellowship non è solo questo. Questa esperienza consente anche di fare ricerca, di lavorare al miglioramento di tecniche e processi, ma anche di far valere le proprie opinioni ed idee in campo chirurgico. 
Ultimo ma non ultimo, soprattutto pensando alla mia personale esperienza, c’è l’arricchimento umano, la possibilità di conoscere tanti nuovi colleghi, di costruire solide amicizie, di crearsi un proprio network internazionale di specialisti da consultare e con cui condividere esperienze ed opinioni.

Il mio percorso è stato costellato da due bellissime esperienze da fellow.
La prima volta per una research fellow, già durante la specialità, alla Duke University, sotto la guida dei Professori Nunley, De Orio e Easley. Risalgono proprio a questo periodo le mie prime pubblicazioni: I traumi della Lisfranc nello sport e “Il trattamento OATS per le lesioni osteocondrali dell’astragalo” (pubblicato nell’American Journal Sport Medicine). Ancora oggi i miei articoli con indice di interesse e notorietà maggiore risalgono a quel periodo. Un momento della mia vita in cui ho realmente compreso quanto ricerca e innovazione scientifica siano fondamentali anche in un ambito molto specifico come quello del piede e caviglia. La seconda volta, al termine della specialità, presso il Mercy Hospital di Baltimora. Qui posso dire di essere diventato concretamente il chirurgo che sono oggi.
Il Dr. Mark Myerson, noto chirurgo ortopedico di fama mondiale nonché responsabile del programma di fellowship al Mercy Hospital di Baltimora, mi ha insegnato quali sono i veri pilastri della nostra pratica chirurgica, mi ha dato consigli su come portare quanto imparato negli USA nel lavoro quotidiano nel mio Paese, quanto sia importante coltivare ed utilizzare il network dei colleghi fellow con cui scambiare opinioni e a cui chiedere consigli per affrontare qualsiasi tipo di caso clinico. Questa concezione della chirurgia come risultato di un continuo e costruttivo scambio è talmente radicata e solida da generare un’associazione scientifica (The Baltimore’s Fellow) che si riunisce ogni due anni in un meeting globale che nel 2015 si terrà in Colorado. Molto diverso da quanto capita, mio malgrado, troppo di frequente in Italia dove si crede che la “professione” vada rubata da quel piccolo angolo di visuale che il professore di turno lascia ai suoi specializzandi.

Forte di queste esperienze e di questo imprinting ho voluto avviare un programma di fellowship per la chirurgia del piede e della caviglia in Italia.
Il primo fellow del programma italiano è stato il Dr. Tao Xu, inviato in Italia da Kang Lai Tang, un noto chirurgo Cinese. Per 3 mesi Tao Xu mi ha affiancato in sala operatoria e in ambulatorio vivendo direttamente con me la mia professione, il mio modo di praticarla e anche il dialogo con i miei pazienti, una delle cose che in assoluto per me risulta arricchente. Il Dr. Tao Xu è oggi un chirurgo di successo in Cina, sicuramente grazie alle sue capacità ed alla sua grande intraprendenza. Di recente è stato invitato come ospite a presentare un suo lavoro in occasione del Congresso della Società Europea. Sono molto orgoglioso di aver contribuito in piccola parte a questo successo.

 

L’eccellenza del future della chirurgia all’IRCCS Galeazzi. Da destra: dott.ssa Camilla Maccario, dott. Michele Boga, dr.ssa Miriam Grassi, dott. Tao Xu, dott. Federico Usuelli.

L’eccellenza del future della chirurgia all’IRCCS Galeazzi. Da sinistra: Dr.ssa Camilla Maccario, Dr. Michele Boga, Dr.ssa Miriam Grassi, Dr. Tao Xu, Dr. Federico Usuelli.

 

In occasione poi del meeting internazionale che ho co-presieduto a Milano ho conosciuto il Dr. Francesco Dibisceglie, medico chirurgo, specializzando in Ortopedia e Traumatologia dell’Universita’ degli Studi di Siena. Anche Francesco ha collaborato con me per tre mesi, acquisendo conoscenze specifiche in chirurgia del Piede e della Caviglia e collaborando attivamente a progetti scientifici ancora in corso.
Oggi Francesco segue autonomamente un ambulatorio di chirurgia del piede e molti miei pazienti che vivono nella sua zona fanno capo a lui per i controlli post-operatori.
Così ho potuto disegnare più consapevolmente un progetto di fellowship in Italia, progetto che ha riscosso l’interesse e l’approvazione del IRCCS Galeazzi, struttura presso cui opero.

Queste le 5 semplici regole del mio programma:

  1. remunerazione per l’intera durata (6 mesi);
  2. aperto a neo-specialisti in Ortopedia e Traumatologia con specifico interesse in Chirurgia del Piede e della Caviglia;
  3. un giorno alla settimana dedicato alle visite ambulatoriali in cui è possibile esaminare e valutare un ampio numero di pazienti affetti da patologie del piede e della caviglia. Due giorni a settimana dedicati alla chirurgia del piede per consentire al fellow, al termine del suo percorso, di avere un’idea chiara di come gestire un ambulatorio di Chirurgia del Piede: saper dare indicazioni conservative ed eseguire in assoluta autonomia la chirurgia base (correzione delle deformità di avampiede e retropiede);
  4. focus sulle patologie della caviglia, in particolare cartilagine e artrosi;
  5. supporto all’attività di ricerca scientifica in corso e su nuovi progetti finalizzato alla pubblicazione, entro la fine del percorso formativo.

Attualmente collaboro a studi multicentrici internazionali sulla protesica di caviglia, che riguardano impianti mobile-bearing e fix-bearing. Questo implica la creazione di un network scientifico internazionale di cui ogni mio collaboratore puo’ benificare in termini di conoscenza o anche di scambio finalizzato alla realizzazione di progetti scientifici da concordarsi al termine del periodo di fellowship.


In collaborazione con l’Istituto I.R.C.C.S Galeazzi di Milano, offro la possibilità a “Medico specialista in Ortopedia e Traumatologia con interesse in Chirurgia del Piede e della Caviglia con età inferiore ai 35 anni” , di partecipare al mio programma Fellowship.

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