In questo articolo parliamo in dettaglio di:
Alluce valgo, la diagnosi
Alluce valgo e scarpe col tacco
L’importanza della visita specialistica nell’alluce valgo
Alluce valgo i miti da sfatare
I tempi di recupero
L’alluce valgo peggiora nel tempo?


L’alluce valgo è sicuramente la patologia più frequente per quanto riguarda la chirurgia del piede.
Nella donna in particolare rappresenta la prima causa di intervento chirurgico, mentre nell’uomo è secondaria solo all’alluce rigido, patologia meno conosciuta, ma molto comune specie nel sesso maschile.

Alluce valgo, la diagnosi

Come appare questa patologia? Anche chi non è medico può tranquillamente notare la tipica deformità in valgo dell’alluce che va a togliere spazio e talvolta a comprimere le altre dita. Alla deviazione del primo dito si aggiunge però anche la borsite, il formarsi cioè di una sporgenza lateralmente all’alluce che rappresenta la vera area di sofferenza. Si tratta di un’area di infiammazione soggetta ad attrito contro la calzatura che può gonfiarsi e talvolta ulcerarsi. Non raro inoltre il sopraggiungere di una metatarsalgia: dolore sotto la pianta del piede a livello dei metatarsi centrali causato dall’appoggio scorretto a cui l’alluce, deviato in valgo, obbliga il piede.
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Alluce valgo e scarpe col tacco

Il ruolo della calzatura come primo colpevole dell’alluce valgo è sicuramente da sfatare. Non abbiamo nessuna dimostrazione scientifica in questo senso. È ovvio però che una calzatura con il tacco, stretta in punta, possa esacerbare la sintomatologia al punto da non venire più tollerata dalla paziente stessa.
Alla domanda se dopo un intervento di alluce valgo sia possibile tornare ad indossare calzature esteticamente appaganti senza dolore possiamo rispondere con sereno “si”.
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L’importanza della visita specialistica nell’alluce valgo

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La visita specialistica diventa fondamentale non solo per la diagnosi dell’alluce valgo, di cui il paziente è gia a conoscenza prima della visita, ma per il corretto planning chirurgico.

Una radiografia eseguita in carico è l’unico esame di cui abbiamo bisogno per pianificare nel dettaglio l’intervento. Bisogna infatti osservare e definire con una scala di gravità la deviazione dell’alluce valgo ed inoltre indagare se la chirurgia debba coinvolgere o meno i metatarsi centrali.

Ricreare la curva di Maestrò diventa fondamentale per ripristinare il corretto appoggio del piede eliminando la sintomatologia algica.
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Alluce valgo: i miti da sfatare

La correzione dell’alluce valgo, al contrario di altre patologie, raramente non passa attraverso la chirurgia.

Il plantare può essere una valida opzione terapeutica palliativa: non risolve il problema, ma allevia i sintomi. Il plantare deve essere indossato in una scarpa contenitiva per far sì che i punti di scarico rimangano posizionati nell’area di sovraccarico. Non tutti i pazienti sono candidati al plantare e non tutti i pazienti riescono a tollerarlo con successo, ma nei casi in cui il dolore principale non sia a livello dell’alluce valgo, bensì a livello dei metatarsi centrali, la metatarsalgia, il plantare può essere un valido alleato.

Sfatiamo invece i miti legati a rimedi naturali, pediluvi, massaggi, ginnastiche correttive che pur non causando danni, non rappresentano una cura e spesso neanche un aiuto contro la sintomatologia.
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Alluce valgo, i tempi di recupero


La correzione dell’alluce valgo non è un intervento in urgenza, può essere programmato serenamente, compatibilmente con gli impegni della vita quotidiana. Non esiste un periodo migliore di un altro per sottoporsi all’intervento in quanto i tempi di recupero sono piuttosto brevi: 30 giorni di scarpa post operatoria sulla quale è concesso il carico e che permette di condurre una vita in autonomia fin dall’immediato post operatorio.
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L’alluce valgo peggiora nel tempo?

Nel caso in cui la deformità peggiorasse nel tempo, il chirurgo ha a disposizione varie tecniche chirurgiche più o meno invasive attraverso le quali può raggiungere il corretto allineamento dell’alluce. Il consiglio è quello di non aspettare che l’alluce coinvolga le dita, causandone la griffe, o che raggiunga una deviazione per cui l’unico intervento possibile rimanga l’artrodesi, e quindi la fusione dell’articolazione stessa.

Benché infatti questa tecnica sia molto affidabile, permetta il medesimo recupero post operatorio e lasci ampia libertà anche nell’esecuzione di qualsiasi sport, obbliga ad una limitazione importante nella scelta della calzatura con il tacco (non superiore ai 3 cm).
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