Con questo secondo appuntamento abbiamo consolidato, prendendo spunto dall’esperienza americana, il nostro Journal Club.

Il tema scelto e approfondito durante la serata è stato la Sindrome Pronatoria, trattata e valutata da svariati punti di vista, analizzandone i diversi livelli di deformità e le complicanze correlate.

E’ sempre bello vedere giovani medici, pur stanchi dopo le consuete lunghe giornate lavorative, così entusiasti e carichi per il nostro appuntamento mensile.

Anche questa volta, come nella precedente riunione, abbiamo scelto di iniziare il nostro Journal Club partendo dai fatti.

Questa volta è stata Claudia a fornirci i parametri sulla valutazione dei singoli casi, illustrando le misurazioni angolari presenti in letteratura e soffermandosi, in particolare, sull’articolo: “The reliability and validity of radiographic measurements for determining the three-dimensional position of the talus in varus and valgus osteoarthritic ankles”. Questo studio ci ha aiutati ad inquadrare le deformità, permettendoci di classificarle in base alla loro gravita.

A Riccardo è toccato il compito di sintetizzare i contributi presenti in letteratura medica ortopedica in tema di cura del piede piatto pediatrico.
Lo ha fatto rifacendosi ad un articolo che io stesso scrissi qualche anno fa: “The Calcaneo-Stop Procedure” nel quale, partendo da una panoramica di tutte le tecniche più utilizzate dal 1952 ad oggi, mettevo in evidenza i grandi successi raggiunti e i miglioramenti apportati a questa procedura che oggigiorno vede nel “calcaneo stop” e ancor di più nell’ ”endotesi senotarsica” il suo gold standard.

Miriam ha esposto la celebre classificazione di Mark Myerson ed Eric Bluman sul piede piatto nell’adulto: “Posterior Tibial Tendon Rupture: a refined Classification System”.
Questa risulta tutt’ora la classificazione più importante e aggiornata per trattare questa importante e vasta patologia. Le fondamenta del sapere di ogni ortopedico del piede e della caviglia.

Poichè il Journal Club è basato sullo scambio di idee e opinioni, supportate da fonti bibliografiche, stimolare il “dibattito” è di fondamentale importanza.
Nessuno deve avere timore di sbagliare, di esprimere il proprio pensiero anche se apparentemente fuori tema o azzardato. E’ dal confronto che nascono le idee migliori; confronto che personalmente cerco sempre di stimolare inducendo curiosità e voglia di osservare.

Proprio per questo Luigi Manzi, che sta facendo un’esperienza presso Beat Hintermann (uno dei miei più celebri maestri), ha esposto uno dei temi a lui più cari: il Joint-Preserving Surgery of Asymmetric Ankle Osteoarthritis with Peritalar Instability. Un articolo in cui si mettono in relazione la deformità del piede e quella della caviglia.

Anche Camilla ha dato il suo contributo su questo tema riportando i dati dell’altrettanto significativo articolo di Hintermann: “Peritalar Instability After Tibiotalar Fusion for Valgus Unstable Ankle in Stage IV Adult Acquired Flatfoot Deformity: Case Series”.

Con l’intento di generare la stessa curiosità e le tante domande che in me stimolò questo grande maestro, ho affidato ad Andrea, il mio nuovo fellow il compito di esporre nel dettaglio una delle procedure chirurgiche per la correzione del piede piatto di II grado, prendendo come riferimento l‘articolo: “Contribution of Lateral Column Lengthening to Correction of Forefoot Abduction in Stage IIb Adult Acquired Flatfoot Deformity Reconstruction

Per chiudere in bellezza, abbiamo chiesto a Indino di unirsi a noi per parlare, ancora una volta, della stretta relazione esistente fra piede e caviglia. La sua fonte l’articolo “Does the Subtalar Joint Compensate for Ankle Malalignment in End-stage Ankle Arthritis?”.

Al termine di questo secondo appuntamento, mentre tornavo a casa, ho avuto la certezza che il nostro Journal Meeting non era più un esperimento ma una concreta fonte di ispirazione da coltivare e promuovere.
Quindi a breve vi comunicheremo data e contenuto del prossimo incontro.

Continuate a seguirci e, ovviamente, l’ultimo arrivato paga da bere.