Gli Stati Uniti sono una grande nazione, piena di contraddizioni, ma anche di potenzialità.

È un “melting-pot” in cui mi sono imbattuto inizialmente con una sorta di sudditanza e diffidenza, come qualsiasi giovane straniero all’estero per lavorare, ma che poi mi ha aperto prospettive che altrove non sarebbe stato possibile avere!

Quindi ogni volta che torno qui, lo faccio con una misto di gioia, riconoscenza ed entusiasmo.

Oggi, infatti, sono felice di vivere in Italia, lavorare in Italia, curare pazienti italiani.

Certo l’Italia ha tanti difetti: talvolta è chiusa, difficilmente investe nei giovani e difficilmente ascolta la loro voce.

Questo cambierà, forse!

È vero, in ogni campo si incontrano “vecchi tromboni” ancorati a logiche di potere e non di conoscenza ed efficienza, ma, d’altra parte, è una sfida entusiasmante quando si capisce che nel mondo la propria esperienza viene accolta con interesse ed appresa come un’ “opinione autorevole”.

Grazie all’amico Mari Hardy per avermi invitato a questo Global Foot and Ankle Meeting: un successo per lui e fonte d’orgoglio per me, aver tenuto una lezione di quasi un’ora sul ruolo della protesi di caviglia e quello dell’artrodesi per una cura moderna dell’artrosi di caviglia!

Preservare il movimento è importante e … i numero contano.