L’alluce valgo è una delle patologie che più frequentemente porta la donna dall’ortopedico.

Alcune volte è la deformità a preoccupare il paziente, altre il gonfiore ( la così detta “cipolla”), altre volte ancora la paura che la situazione possa peggiorare.
Spesso la domanda è: “Mi devo operare anche se non fa ancora male?”.

Affrontare l’alluce valgo

È evidente che non esiste un’unica risposta, valida per tutte le donne a tutte le età.
Esiste, infatti, un alluce valgo che l’organismo compensa, ma che può essere destinato ad evolvere in grandi deformità. In condizioni simili, è importante essere razionali e programmare una correzione prima che la deformità imponga scelte chirurgiche più invasive.
Al contrario, esistono forme di lieve valgismo, che non lasciano presagire una pericolosa evoluzione e che rappresentano per la donna un disturbo estetico evidente a piedi nudi o quando si prova ad indossare scarpe a punta, magari con un tacco 12!
In questi casi è bene riflettere: si tratta di un problema estetico o funzionale?

Alluce valgo, un problema di estetica o di funzionalità

Questa è una domanda importante per entrambe: chirurgo e paziente.
Un intervento ortopedico è, infatti, per definizione un’operazione con la finalità di risolvere o migliorare dei sintomi lamentati dal paziente per incrementare la funzione.
Un intervento estetico ha, invece, l’ obiettivo di modificare qualcosa che crea disagio estetico e psicologico nel paziente. La differenza sostanziale è che ad un miglioramento estetico non corrisponde necessariamente un miglioramento funzionale.

Quindi, prima di qualsiasi decisione è importante avere una diagnosi chiara.
È evidente che la “cipolla” o l’ “alluce storto” lo si può identificare senza bisogno di essere medici.
Quello che il chirurgo del piede ci può dire è che tipo di alluce valgo abbiamo, la sua evoluzione e sulla base di questo programmare il trattamento.

Un alluce valgo può essere determinato da un’alterazione locale o, invece, correlato ad una deformità più complessa del piede, più frequentemente il piede piatto.
È molto importante comprendere questo: non farlo, significa una scelta sbagliata ed un elevato rischio di recidiva.

Alluce valgo, il ruolo del trattamento conservativo.

Un plantare può aiutare a ridurre i sintomi ed, in casi selezionati, a rallentare l’evoluzione della deformità. Tuttavia, non può essere considerato un correttore attivo della deformità.
Il ruolo degli spaziatore è quello di ridurre gli attriti locali, ma assolutamente non ha una funzione attiva correttiva.
Pertanto, quando l’obiettivo e correggere la deformità, la soluzione è chirurgica e, oggi, è davvero una soluzione mini-invasiva: anestesia dal ginocchio in giù, intervento di circa 20 minuti, ricovero di qualche ora e carico immediato.

Quando è giusto operarsi di alluce valgo?

“Quando fa male!” è una risposta indubbiamente un po’ riduttiva.
Infatti, una deformità importante o semplicemente ad elevata evolutività per la sua instabilità può essere considerata una candidata all’intervento correttivo anche in caso la sintomatologia non sia eclatante.
Pertanto, per rispondere a questa domanda è importante ricevere prima una diagnosi, che chiarisca che tipo di deformità si tratta.

Non è difficile: è sufficiente una radiografia dei due piedi in carico (ossia eseguita stando in piedi) ed una successiva valutazione super-specialistica.

Quindi, il messaggio è che sicuramente quando una deformità patologica come l’alluce valgo comincia a far male è necessario ricevere una diagnosi e pianificare un trattamento.
Infatti, il semplice cambio della calzature, oltre a penalizzare la nostra socialità, posticiperà per un qualche momento il problema, ma non arresterà l’evoluzione delle deformità.
In questi casi il rischio è di ritrovarsi a dover correggere una deformità importante, con tecnica più invasive, mentre agendo per tempo è sempre possibile ridurre l’invasività dell’intervento, concedere un carico precoce ed un ritorno altrettanto precoce a calzature esteticamente appaganti.