Resurfacing e protesi di caviglia fix bearing

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Protesi di caviglia: resurfacing e fix bearing

Cos’è una protesi?
La protesi è la sostituzione di un’articolazione con un impianto che ne riproduca il movimento e che si avvicini il più possibile alla sua fisiologia.

La cura dell’artrosi e di alcuni tipi di deformità della caviglia possono richiedere l’utilizzo di questa tecnica.

Una caviglia è composta da superfici articolari tibiali e peroneali che si incontrano, nel piede, con quelle dell’astragalo, garantendo il movimento e la distribuzione del carico durante il passo.

Quando questo delicato equilibrio è compromesso, ad esempio per le cause sopra citate, può essere necessario intervenire chirurgicamente, per sostituire le superfici articolari degenerate, con l’impianto di una protesi di caviglia.

Ogni disegno protesico deve trovare un punto di comunione tra due concetti antitetici: la congruenza articolare (congruency), necessaria per replicare il più possibile l’anatomia originaria; il vincolo (constraint), ossia la limitazione del movimento delle componenti, da gestire accuratamente per evitare instabilità.

Negli ultimi anni l’unico matrimonio affidabile tra questi due concetti era garantito dalle protesi mobile-bearing: impianti con una componente tibiale, una astragalica ed un inserto mobile in polietilene collocato tra queste due. (Per maggiori informazioni e dettagli visita la sezione del sito Protesi mobile-bearing).

Questa soluzione ha ridotto la storica e sconveniente voluminosità delle protesi di prima e seconda generazione, assicurando anche una maggiore durata nel tempo dell’impianto.

Unico limite: non riuscire sempre a restituire al paziente un movimento “completo”, come avviene in una caviglia fisiologica.

La mobile-bearing è ormai un’importante e consolidata realtà, della quale io per primo sono un grande e convinto fautore, ma oggi sta prendendo sempre più piede (e nessuno più di un chirurgo ortopedico con la mia specializzazione è titolato ad usare questa metafora!) una nuova ed avanzatissima tecnica disponibile a pochi selezionatissimi chirurghi: il “resurfacing”.

 

Rendering 3d protesi Zimmer modello “fix bearing”

Il resurfacing consente di riprodurre l’originaria anatomia della caviglia partendo da 2 semplici ma al tempo stesso fondamentali premesse.

In primis: le superfici articolari di tibia e astragalo sono curve. Con il resurfacing si può ridurre al minimo la resezione ossea (asportazione chirurgica di una porzione più o meno estesa di un osso) eseguendo tagli curvi, cioè rispettando la curvatura naturale di tibia e astragalo. Per poter effettuare questo tipo di tagli è però necessario avere una prospettiva laterale. Ecco la prima grande novità del resurfacing: tagli curvi a riprodurre l’originaria anatomia della caviglia, eseguiti di lato (tramite un’osteotomia del perone che permetta l’esposizione dell’articolazione) offrendo una visualizzazione diretta del centro di rotazione della neo-articolazione.

La seconda istanza è che per riprodurre l’anatomia della caviglia è necessario pensare ad una protesi composta da due pezzi: la superficie articolare tibiale e quella astragalica, escludendo quindi il compenso dell’inserto mobile, elemento centrale nella protesi mobile-bearing.

Affinché ciò sia possibile è fondamentale utilizzare materiali innovativi, tecnologicamente all’avanguardia. E’ questa la seconda grande novità del resurfacing: l’impiego del Trabecular Metal™. Si tratta di un materiale derivato dalla lavorazione del Tantalio, capace di riprodurre fedelmente la porosità e tutte le altre caratteristiche biomeccaniche del tessuto osseo.

 

Ingrandimento al microscopio del materiale Trabicular Metal: rivestimento della protesi fix bearing che permette una maggiore e più rapida osteointegrazione. La linea azzurra simula le aree

Il Trabecular Metal™ permette una ricostruzione ossea così affidabile da essere riconosciuto ed ospitato dall’organismo stesso come vero e proprio tessuto osseo. Questa caratteristica garantisce una osteointegrazione senza precedenti, sia in termini di stabilità che di tempi di guarigione.
Quindi, sono il Trabecular Metal™ e i tagli curvi a far sì che il resurfacing ci faccia avere un impianto protesico con una stabilità intrinseca ben al di sopra della media. E sempre queste due caratteristiche permettono di rinunciare al terzo elemento mobile (inserto in polietilene): stiamo quindi parlando di una protesi fix-bearing (a 2 componenti) che vuol dire maggior movimento per la neoarticolazione ma anche tempi di recupero generalmente più veloci.

In Italia, ad oggi, sono il chirurgo che ha eseguito il maggior numero di interventi e con il follow-up maggiore* con la tecnica del resurfacing. È una scelta tanto rivoluzionaria quanto affidabile che offre grandi vantaggi, ma che al momento è riservata solo ad alcuni casi clinici selezionati.

*Live surgery protesi di caviglia con la tecnica del resurfacing

*Come cammina un paziente a 3 mesi dall’intervento