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Longevity

I cinque cerchi della healthy longevity e l’evoluzione del pensiero di un chirurgo

La longevity è la scienza e la pratica che mira a prolungare non solo la durata della vita, ma soprattutto gli anni vissuti in salute, autonomia e piena funzionalità. Per un chirurgo ortopedico che ogni anno esegue oltre 1.000 interventi su piede e caviglia, la chiave della longevità si trova proprio dove nasce ogni movimento: nei piedi.

È infatti il piede il primo strumento funzionale attraverso cui l'organismo cammina, carica il peso e resta autonomo negli anni. Per questo la salute podalica è oggi uno dei cinque pilastri della medicina della longevity, insieme ad alimentazione, equilibrio ormonale, salute mentale ed esercizio fisico.

La chiave della Longevity guarda per terra

Ogni anno eseguo circa 1.000 interventi chirurgici del piede e della caviglia. Più di 250 sono protesi di caviglia.

Numeri così potrebbero far pensare che il centro del mio lavoro sia la chirurgia. In realtà, dopo tanti anni passati in sala operatoria, sono arrivato a una conclusione apparentemente paradossale: il compito di un chirurgo non è operare. Il compito di un chirurgo è preservare la funzione.

La chirurgia è uno degli strumenti che abbiamo per farlo. A volte è indispensabile. A volte è la soluzione migliore. Altre volte la scelta migliore è non operare.
Più cresce l’esperienza, più diventa importante quella che chiamiamo patient selection: capire chi operare, quando operare, con quale procedura e soprattutto chi non operare.

È proprio riflettendo sulla patient selection che, negli ultimi anni, il mio interesse si è progressivamente allargato dalla chirurgia alla medicina della longevity.

Non perché abbia smesso di essere un chirurgo. Esattamente il contrario. È l’evoluzione del pensiero di un chirurgo che, dopo aver visto migliaia di persone perdere e recuperare funzione, inizia a chiedersi: possiamo intervenire prima? Possiamo riconoscere ciò che sta riducendo la capacità di una persona di muoversi prima che quella limitazione diventi malattia? E soprattutto: come possiamo preservare il movimento per più anni possibile?

È da queste domande che nasce una frase che sintetizza la mia visione: La chiave della Longevity guarda per terra.

Che cosa significa davvero Longevity?

Longevity viene spesso tradotta semplicemente come longevità. Ma vivere più a lungo non basta.

Il problema interessante della medicina contemporanea non è soltanto aumentare il lifespan, cioè il numero degli anni vissuti. È lavorare sull’healthspan: gli anni vissuti mantenendo salute, autonomia e funzione.

Questa distinzione cambia completamente la prospettiva. Non mi interessa soltanto sapere quanti anni vivrà una persona. Mi interessa sapere se a 70, 80 o 90 anni potrà ancora camminare, alzarsi autonomamente, viaggiare, fare esercizio, mantenere forza muscolare, uscire di casa, continuare ad avere una vita sociale e scegliere ciò che vuole fare della propria giornata.

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La funzione diventa quindi un vero endpoint della longevity. Ed è qui che il mio mondo, quello della chirurgia del piede e della caviglia, incontra un tema molto più grande.

I cinque cerchi della Longevity

Nella mia visione esistono cinque grandi cerchi della healthy longevity, profondamente interconnessi:

  • alimentazione

  • salute mentale e intelligenza emotiva

  • equilibrio ormonale

  • esercizio fisico e massa muscolare

  • salute dei piedi e capacità di muoversi

Non considero questi cinque elementi compartimenti separati. Sono cerchi che si sovrappongono. L’alimentazione influenza metabolismo e composizione corporea. L’equilibrio ormonale influenza osso, muscolo, benessere e possibilità di allenarsi. La salute mentale influenza motivazione e aderenza. L’esercizio mantiene forza, funzione e salute metabolica.

Ma per svolgere esercizio dobbiamo essere in grado di caricare, camminare e muoverci. E qui arriviamo ai piedi.

Il piede non è il centro biologico della longevità. È però uno dei principali strumenti funzionali attraverso cui possiamo mettere in pratica una strategia di longevity.

Primo cerchio: alimentazione. Non soltanto cosa mangiare prima di un intervento

Da chirurgo, per anni ho ragionato sull’alimentazione soprattutto intorno all’intervento: come arriva il paziente in sala operatoria? È normonutrito? Ha una buona disponibilità proteica? Ha perso peso? Come dobbiamo gestire il digiuno? Come possiamo limitare catabolismo e perdita di massa muscolare?

Oggi sappiamo che la nutrizione fa parte integrante della gestione perioperatoria. Le moderne linee guida di nutrizione clinica in chirurgia insistono sulla valutazione nutrizionale, sulla riduzione dei digiuni inutilmente prolungati, sulla ripresa precoce dell’alimentazione e della mobilizzazione e sull’attenzione ai pazienti a rischio nutrizionale.

Ma a un certo punto mi sono posto una domanda molto semplice: perché dovremmo preoccuparci di come una persona mangia soltanto quando sta per essere operata? La vera medicina preventiva deve iniziare molto prima.

Ed è qui che il lavoro di Valter Longo è particolarmente interessante. Longo ha dedicato gran parte della propria ricerca alla relazione tra nutrienti, segnali metabolici, digiuno e healthy aging. Il suo lavoro sulla fasting-mimicking diet e sui meccanismi che collegano nutrizione e invecchiamento ha contribuito a spostare la discussione dalla sola quantità di calorie alla qualità e alla struttura dell’alimentazione nel tempo.

Non significa che esista una dieta della longevità identica per tutti. Significa comprendere un principio: non possiamo preparare un organismo alla salute nelle due settimane precedenti a un intervento se lo abbiamo trascurato nei vent’anni precedenti.

È la stessa evoluzione di pensiero che provo ad applicare ai piedi: non chiediamoci soltanto come recuperare una persona quando ha perso la funzione. Chiediamoci come preservarla prima.

Secondo cerchio: salute mentale, intelligenza emotiva e motivazione

Esiste un’altra cosa che la chirurgia insegna molto rapidamente: possiamo eseguire tecnicamente lo stesso intervento su due persone diverse e osservare percorsi di recupero completamente differenti.

Naturalmente esistono molte variabili biologiche. Ma esiste anche una componente umana. Recuperare richiede partecipazione: comprendere il percorso, accettare momenti di difficoltà, seguire la riabilitazione, ricominciare progressivamente a caricare, allenarsi, ripetere gli esercizi, gestire aspettative e frustrazione.

In una parola: motivazione.

Per questo all’interno del secondo cerchio inserisco anche il concetto di intelligenza emotiva. In medicina e in chirurgia non è un elemento decorativo: riguarda comunicazione, leadership, relazione medico-paziente e capacità di costruire un’alleanza terapeutica.


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La relazione tra medico e paziente non dovrebbe produrre soltanto informazioni. Dovrebbe produrre consapevolezza. Un paziente che comprende il senso di ciò che sta facendo partecipa diversamente alla propria cura.

Questo vale dopo una protesi di caviglia, ma vale ancora di più prima di ammalarsi. Una strategia di longevity richiede costanza: bisogna riuscire a trasformare la conoscenza in comportamento.

Terzo cerchio: equilibrio ormonale e healthy aging

Il terzo cerchio è quello dell’equilibrio ormonale, un tema particolarmente evidente nella salute femminile.

Con la menopausa, cambiamenti endocrini e invecchiamento biologico si intrecciano e influenzano aspetti diversi della salute e del benessere. Il lavoro della professoressa Rossella Nappi, dell’Università di Pavia e della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, è utile per comprendere quanto menopausa e aging vadano osservati in modo multidimensionale e non semplicemente come un singolo evento endocrino.

Perché questo interessa un chirurgo ortopedico? Perché l’organismo non ragiona per specialità. Un piede non appartiene all’ortopedia e gli ormoni alla ginecologia: il paziente è uno.

Osso, muscolo, metabolismo, sonno, benessere psicologico e capacità di fare esercizio interagiscono continuamente. Questo è particolarmente importante nella donna che entra nella seconda metà della vita.

Se vogliamo parlare seriamente di healthy aging femminile dobbiamo considerare contemporaneamente salute ossea, massa muscolare, attività fisica, metabolismo, equilibrio ormonale e capacità dell’apparato locomotore di permettere tutto questo.

La multidisciplinarietà, quindi, non è una parola elegante. È una necessità biologica.

Quarto cerchio: esercizio fisico. Non basta fare attività aerobica

Muoversi fa bene. Sembra quasi banale dirlo. Ma bisogna specificare che cosa intendiamo per movimento.

Per molti anni abbiamo associato l’esercizio prevalentemente alla componente cardiovascolare: camminare, correre, andare in bicicletta, nuotare. Tutto questo rimane fondamentale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli adulti almeno 150-300 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, o 75-150 minuti vigorosi, e raccomanda anche esercizi di rafforzamento muscolare almeno due giorni alla settimana.

Quella seconda parte viene spesso dimenticata. Non dobbiamo soltanto muoverci. Dobbiamo mantenere muscolo.

La forza non serve soltanto a sollevare pesi. Serve per alzarsi da una sedia, salire una scala, recuperare da una perdita di equilibrio, camminare più velocemente e proteggere l’autonomia.

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La massa muscolare è quindi parte della nostra riserva funzionale. Ed è qui che il ragionamento torna nuovamente al piede.

L’esercizio parte dai piedi

Possiamo prescrivere il miglior programma di allenamento del mondo. Possiamo dire a una persona di fare 150 minuti di attività aerobica. Possiamo chiederle di allenare la forza due o tre volte alla settimana.

Ma se ogni passo provoca dolore, cosa accade? Se una caviglia artrosica non permette di camminare? Se un alluce rigido rende dolorosa la fase di spinta? Se una metatarsalgia limita il carico? Se una tendinopatia dell’Achille impedisce di allenarsi?

La prescrizione corretta rimane sulla carta.

Ed è proprio qui che la frase “La chiave della Longevity guarda per terra” acquista significato.

Non sto dicendo: se hai piedi sani vivrai più a lungo. Sto dicendo qualcosa di diverso e molto più difendibile: se vogliamo utilizzare l’esercizio come strumento di healthy longevity, dobbiamo preservare l’apparato che ci permette di esercitarci.

Per una grande parte dell’attività fisica umana quell’apparato comincia dal contatto con il terreno. Dai piedi.

Quinto cerchio: il piede come strumento della Longevity

Ed eccoci al quinto cerchio della Longevity. È quello a cui dedico la mia vita professionale.

Per me è un cerchio particolare perché permette agli altri cerchi di diventare azione. La corretta alimentazione costruisce un ambiente metabolico. L’equilibrio ormonale contribuisce alla salute complessiva. La salute mentale fornisce motivazione. Il muscolo genera forza. Ma poi quella forza deve poter essere trasformata in movimento.

Il piede è uno dei punti in cui il corpo incontra il mondo. Quando camminiamo deve accettare il carico, adattarsi, stabilizzarsi e poi diventare una leva sufficientemente efficace da permetterci di avanzare.

È una struttura straordinariamente complessa. E per molti anni credo che anche noi ortopedici abbiamo commesso un errore culturale: abbiamo guardato troppo il piede e troppo poco la persona sopra quel piede.

Non curiamo una radiografia. Preserviamo una funzione.

Una deformità non è automaticamente una malattia. Un piede piatto non deve essere necessariamente corretto. Un alluce valgo non deve necessariamente essere operato. Un’immagine radiografica brutta non significa necessariamente cattiva funzione.

E al contrario, un’alterazione apparentemente modesta può determinare una limitazione enorme nella persona sbagliata.

È qui che torna la patient selection.

Con l’esperienza la domanda cambia. All’inizio della carriera un chirurgo tende naturalmente a chiedersi: “Come posso correggere questa deformità?”. Successivamente impara a chiedersi: “Devo correggerla?”. Poi: “Quale intervento preserva meglio la funzione?”.

E, almeno nel mio percorso, la domanda è diventata ancora più ampia: “Cosa devo fare oggi perché questa persona possa continuare a muoversi domani?”.

Questa è la connessione tra patient selection e longevity.

1.000 interventi l’anno mi hanno insegnato soprattutto questo

I numeri hanno valore soltanto se producono esperienza.

Ogni anno eseguo circa 1.000 interventi chirurgici del piede e della caviglia. Più di 250 sono sostituzioni protesiche della caviglia.

Significa vedere quotidianamente persone che hanno perso una parte della propria capacità di movimento. Significa osservare ciò che accade quando l’artrosi rende doloroso ogni passo, quando una deformità limita il carico, quando un tendine non permette più di correre o quando una patologia del piede porta una persona a rinunciare progressivamente alle attività che faceva prima.

E significa anche vedere il contrario: cosa accade quando la funzione viene recuperata.

È questa esperienza che mi ha portato a considerare la funzione come il vero risultato da proteggere. Una buona radiografia può essere importante, ma non basta. Il risultato che conta è una persona che torna a utilizzare il proprio corpo.

La chirurgia, quindi, non è in opposizione alla longevity. Quando è correttamente indicata, può essere uno strumento per restituire movimento e rendere nuovamente possibile l’esercizio. Ma proprio per questo deve essere inserita in una visione più ampia.

L’evoluzione del pensiero di un chirurgo: dalla tecnica alla funzione

Questa non è una storia di allontanamento dalla chirurgia. È l’evoluzione del pensiero di un chirurgo.

Quando si inizia a fare questo mestiere è naturale concentrarsi sulla tecnica: imparare a correggere una deformità, sostituire un’articolazione, ricostruire ciò che non funziona più.

Con l’esperienza la prospettiva cambia. Si comprende che il vero obiettivo non è ottenere una radiografia perfetta. Non è semplicemente eseguire bene un intervento.

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Il nostro lavoro è preservare la funzione.

Preservare la capacità di camminare, di muoversi, di allenarsi, di continuare a fare ciò che dà qualità alla vita.

A volte, per preservare la funzione, serve la chirurgia. Altre volte significa intervenire prima: recuperare forza, modificare un carico, correggere un fattore di rischio, migliorare il movimento o evitare un intervento che non porterebbe un reale beneficio.

Più esperienza acquisiamo come chirurghi, più comprendiamo che sapere chi operare, quando operare e chi non operare è importante quanto sapere come operare.

Un pensiero cresciuto in Humanitas: dalle sinergie alla ricerca

Questa evoluzione non è avvenuta in isolamento. Nel 2019 è nata in Humanitas San Pio X a Milano la divisione dedicata alla Chirurgia del Piede e della Caviglia.

Il progetto è cresciuto dentro un ambiente che mi ha permesso di confrontarmi ogni giorno con professionisti e discipline differenti. Ed è proprio questo confronto che rende possibile smettere di guardare soltanto una struttura anatomica e iniziare a guardare la persona nel suo insieme.

Nel luglio 2025 Humanitas San Pio X ha ottenuto per la prima volta l’accreditamento Joint Commission International, basato su standard internazionali di qualità e sicurezza delle cure. Il 4 agosto 2026 l’ospedale ha ottenuto anche il riconoscimento come IRCCS, come estensione dell’IRCCS Humanitas di Rozzano, entrando ancora più esplicitamente in un modello che integra assistenza clinica, ricerca scientifica e innovazione.

Per me questa traiettoria ha un significato concreto. In un ambiente così, la chirurgia del piede e della caviglia non può rimanere confinata alla sala operatoria. Diventa parte di un sistema che mette in relazione funzione, prevenzione, ricerca, riabilitazione, metabolismo, salute della donna, attività fisica e qualità della vita.

È in un ambiente costruito sulle sinergie che la chirurgia del piede e della caviglia può diventare, quando serve, anche cura della longevity.

Dalla conoscenza all’education

C’è poi un’altra evoluzione che considero parte dello stesso percorso.
A un certo punto della propria vita professionale, chi ha accumulato conoscenza dovrebbe riuscire a trasformarla in un messaggio utile anche fuori dalla propria disciplina. Altrimenti una parte di quella conoscenza rischia di rimanere sterile.
È un’idea che associo allo spirito di Richard Feynman, capace di unire profondità scientifica e straordinaria capacità di spiegare. Non è una citazione letterale di Feynman: è il principio che mi interessa.
Per questo l’education è diventata progressivamente una parte importante del nostro lavoro: formare giovani chirurghi, confrontarci con colleghi italiani e internazionali, ma anche aprire il dialogo a fisioterapisti, tecnici ortopedici, personal trainer e a tutti coloro che possono contribuire a preservare il movimento molto prima che un paziente arrivi in sala operatoria.
La longevity, per sua natura, non può appartenere a una singola specialità. È un lavoro di connessioni.

Da questa riflessione nasce anche il progetto editoriale con Vallardi

È nello stesso percorso che si inserisce il mio progetto editoriale con Vallardi.
Non volevo scrivere semplicemente un libro sulle patologie del piede. Esistono già ottimi testi che spiegano cos’è un alluce valgo, una fascite plantare o un’artrosi di caviglia.
Mi interessava una domanda diversa: che ruolo può avere la salute dei piedi nella nostra capacità di continuare a muoverci bene negli anni?
Il libro nasce quindi dallo stesso percorso che ha trasformato il mio modo di vedere la chirurgia: dalla tecnica alla funzione, dalla funzione alla patient selection, dalla patient selection alla prevenzione e dalla prevenzione a una riflessione più ampia sulla longevity.
Non perché la chirurgia e la prevenzione siano due mondi opposti. Al contrario: è proprio osservando ogni giorno cosa succede quando la funzione viene persa che si comprende quanto sia importante cercare di preservarla.

La chirurgia del piede e della caviglia come cura della Longevity

Dire che la chirurgia del piede e della caviglia può diventare cura della longevity non significa attribuire alla chirurgia un potere che non ha.

Significa collocarla nel posto giusto: dentro una strategia che ha come obiettivo la conservazione della funzione.

Se una persona non riesce più a muoversi per dolore e un intervento correttamente indicato le restituisce la possibilità di camminare, allenarsi e mantenere autonomia, quella chirurgia non ha semplicemente corretto una radiografia. Ha restituito uno strumento di salute.

Se, invece, una persona può essere mantenuta funzionale senza intervento, la scelta migliore può essere proprio non operare.

Questa è patient selection. E questa, per me, è anche medicina della longevity: scegliere ciò che massimizza la funzione nel tempo, non ciò che massimizza il numero di procedure.

Conclusioni

I cinque cerchi non sono una gerarchia. Alimentazione, salute mentale, equilibrio ormonale, esercizio fisico e salute dei piedi si sostengono reciprocamente.

Ma il quinto cerchio ha una caratteristica speciale: trasforma molti degli altri in movimento reale.

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Possiamo nutrirci correttamente. Possiamo allenare il muscolo. Possiamo lavorare sull’equilibrio ormonale e sulla motivazione. Ma poi dobbiamo poterci alzare e andare.
E per andare dobbiamo caricare il piede sul terreno.

Per questo “La chiave della Longevity guarda per terra” non è una promessa miracolistica. È un invito a considerare la funzione locomotoria come una parte essenziale della healthy longevity.

Forse una delle domande della medicina del futuro non sarà soltanto “Quanto possiamo vivere?”, ma “Come possiamo preservare la nostra funzione negli anni che abbiamo davanti?”.

Per un chirurgo, questa è la vera evoluzione del pensiero: non chiedersi soltanto “Come posso correggere questa patologia?”, ma “Come posso aiutare questa persona a continuare a muoversi il più a lungo possibile?”.

Perché, alla fine, il nostro lavoro è preservare la funzione.

Fonti e approfondimenti scientifici

1. Nutrizione e chirurgia
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3. Attività fisica
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4. Forza muscolare e mortalità
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6. Lifestyle medicine e menopausa
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7. Intelligenza emotiva in chirurgia
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9. Humanitas San Pio X e Joint Commission International
Humanitas San Pio X. Qualità e sicurezza delle cure: riconoscimento internazionale per Humanitas San Pio X. 3 luglio 2025.

10. Humanitas San Pio X e riconoscimento IRCCS
Humanitas San Pio X. Humanitas San Pio X ottiene il riconoscimento ad IRCCS. 4 agosto 2026.

11. Riconoscimento IRCCS - fonte istituzionale
Ministero della Salute. Decreto di conferma/estensione del riconoscimento del carattere scientifico dell’IRCCS Humanitas Mirasole S.p.A. alle sedi di Rozzano e Milano - Humanitas San Pio X. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. 2026.