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CHIRURGIA MININVASIVA DEL PIEDE

Intervento per alluce rigido: tecniche, recupero e risultati

Quando l'articolazione è ancora ricostruibile, l'intervento corregge la causa meccanica dell'alluce rigido e ne preserva il movimento. Il carico è concesso già dal giorno dell'operazione.
IN BREVE

L'intervento per alluce rigido è indicato quando il dolore e la perdita di movimento sono significativi e i sintomi non migliorano più con plantari e calzature adatte.

Se l'articolazione è ancora ricostruibile, la tecnica di scelta è l'osteotomia obliqua del primo metatarso, associata alla cheilectomia dorsale, qualora sia presente l'esostosi. È eseguibile con tecnica mini-invasiva percutanea o con tecniche aperte standard, in base a livello di avanzamento artrosico e degenerazione articolare.

Questo tipo di chirurgia consente il carico immediato con scarpa post-operatoria piana.

Quando è necessario operare l'alluce rigido

Non tutti gli alluci rigidi vanno operati. Alcuni sono tollerati per tutta la vita, anche da pazienti esigenti, e in assenza di sintomi non vanno trattati come una malattia.

La chirurgia diventa necessaria quando le misure conservative non bastano più. Qui la decisione si basa su tre elementi:

01
Sintomi:

dolore sull'esostosi dorsale che aumenta nel tentativo di mobilizzare l'alluce, calli plantari da sovraccarico, impossibilità di indossare calzature normali.

02
Stadio:

il grado di artrosi secondo la classificazione di Coughlin e Shurnas, che considera mobilità residua e segni radiografici.

03
Radiografia in carico:

eseguita in piedi, mostra i dettagli della patologia e l'elevamento del primo metatarsale, principale causa biomeccanica

04
TAC in carico:

permette  di valutare evoluzione artrosica con una visione tridimensionale in carico. Con sistemi di rielaborazione di immagine (Disior- Pragopns 28 Zimmer Biomet) è poi possibile valutare a livello intra-articolare la reale riduzione dello spazio articolare con misurazioni semi-automatiche intra-articolari che offrono una stima riproducibile del  danno cartilagineo, della sua evoluzione nel tempo e della possibilita’ di ricostruirlo.

Quando l'alluce è rigido ma non doloroso né limitante e quando il quadro di imaging( TAC in carico rielaborata Disior) non mostra evoluzione la scelta più indicata è il controllo nel tempo, con calzature idonee, quali scarpe ad elevato potere ammortizzante con suola A3 o A4. Vengono selezionate in base alle caratteristiche dell’appoggio del retropiede.

Quando la chirurgia è indicata, esistono diverse opzioni. Resta da capire quale.

Quali interventi esistono per l'alluce rigido

Gli interventi si dividono in due famiglie: quelli che preservano l'articolazione e quelli che la fondono o la sostituiscono. Finché l'articolazione è ricostruibile, l'obiettivo è correggere la meccanica e conservare il movimento, stimolando la biologia con cellule mesenchimali prelevate dal tessuto adiposo.

01
Osteotomia obliqua del primo metatarso
L’osteotomia è la prima scelta quando l'articolazione è ancora ricostruibile.

Abbassa il primo metatarso in modo da ottimizzare la centratura articolare e sfruttare la porzione di cartilagine meglio conservata. Questa procedura favorisce una regressione dell’evoluzione artrosica grazie a un approccio di bilanciamento biomeccanico. Può essere ottimizzata dall'uso delle cellule mesenchimali prelevate dal tessuto adiposo, che hanno il ruolo di ottimizzare il percorso di rigenerazione da un punto di vista biologico. Tali cellule, utilizzate isolatamente e senza chirurgia non hanno generalmente alcun impatto, in quanto il ruolo della biomeccanica alterata in un alluce rigido è predominante. Pertanto, le cellule mesenchimali vengono usate solo a supporto della chirurgia per ottimizzare il miglioramento biomeccanici.

02
Cheilectomia dorsale
La cheilectomia rimuove gli osteofiti dorsali, cioè l'esostosi che entra in conflitto con calze e scarpe.

Da sola va valutata con prudenza, perché eliminare il conflitto senza correggere la causa meccanica può non bastare e, in alcuni casi, favorire la progressione dell'artrosi. Per questi motivi non rientra tra le procedure di scelta del team del Dr Usuelli.

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Artodesi
L'artrodesi fonde in modo permanente l'articolazione metatarso-falangea.

Elimina il dolore nei quadri più compromessi, ma comporta la perdita definitiva del movimento dell'alluce. È indicata quando l'articolazione non è più ricostruibile e la disabilità è significativa. Il Dr. Usuelli ed il suo team seguono questo intervento con tecnica mini-invasiva: senza incisioni ma con mini-approcci percutanei (forellini per favorire ingresso intra-articolare degli strumenti di lavoro, ovvero piccole frese cilindriche impiegate per regolarizzare le superfici articolari). Il potenziale di guarigione di una artrodesi può essere ottimizzato dall’impiego di cellule mesenchimali generalmente prelevate dal tessuto adiposo, che hanno l'obiettivo di favorire il processo di consolidazione ossea e ottimizzare così tempi di guarigione.

04
Protesi articolare
La protesi mantiene un margine di movimento.

Viene proposta a pazienti selezionati. Infatti le protesi permettono di preservare il movimento anche nei casi di artrosi avanzata, ma hanno il limite di non permettere una fase di spinta efficace durante il passo, nella maggior parte dei pazienti, favorendo l'insorgenza di metatarsalgia. Pertanto, è un intervento eseguito solo in un gruppo di pazienti selezionato per caratteristiche biologiche e  obiettivi funzionali.

Quale intervento per alluce rigido in base allo stadio

La classificazione di Coughlin e Shurnas distingue cinque gradi di gravità e per ciascuno indica il trattamento più adatto.

Grado Flessione dorsale e radiografia Trattamento indicato
0 40-60°, radiografia normale, nessun dolore  Solo osservazione 
1 30-40°, osteofiti dorsali minimi Calzature idonee e plantari
2 10-30°, restringimento articolare da lieve a moderato Intervento chirurgico: cheilectomia ed eventuale osteotomia
3 Meno di 10°, alterazioni gravi, dolore costante Cheilectomia allargata o osteotomia; artrodesi in casi selezionati
4 Articolazione sostanzialmente bloccata Artrodesi o protesi articolare

Il passaggio da un grado all'altro varia molto da persona a persona. Per questo un corretto inquadramento clinico e radiografico è sempre essenziale.

800+
Oltre 800 interventi di chirurgia del piede all'anno
200+
oltre 200 interventi di osteotomia per alluce rigido all’anno
90%
90% dei pazienti curati con osteotomia liberi da evoluzione artrosica 10 anni dopo (articolo scientifico pubblicato su Foot and Ankle Surgery)
60+
oltre 60 artrodesi mini-invasive per casi di alluce rigido avanzati
90+
Oltre 90 pubblicazioni indicizzate su PubMed
28 H-index
Impatto scientifico riconosciuto

Come si svolge l'intervento di osteotomia obliqua e cheilectomia

L'intervento corregge la posizione del primo metatarso per restituire all'alluce il movimento in estensione.
1
L'anestesia periferica addormenta il piede dalla caviglia in giù.
2
Si pratica un'incisione di pochi centimetri o con tecnica percutanea mini-invasiva senza incisioni ,a con piccoli forellini per favorire posizionamento di strumenti di lavoro (piccole frese cilindriche). Con sesamoidi mobili e non particolarmente calcificati si può usare la tecnica mini-invasiva (MIS). Con sesamoidi rigidi o calcificati, o in caso di correzione complessa, si preferisce la procedura open.
3
L'osteotomia obliqua abbassa il primo metatarso di alcuni millimetri, in genere oltre 5, per ridare equilibrio funzionale.
4
Se presente, l'esostosi dorsale viene rimossa con la cheilectomia, migliorando funzione ed estetica.
5

Il potenziale biologico di guarigione dell'articolazione può essere ottimizzato con supplemento di cellule mesenchimali prelevate dal tessuto adiposo.

6

Il movimento dell'alluce viene testato direttamente in sala operatoria. L’obiettivo è quello di ottimizzare il movimento in estensione (dorsiflessione). Non si ha l'obiettivo di migliorare la plantarflessione.

7

L'intervento ha una durata media di 30 minuti.

8

Viene eseguita una anestesia antalgica post-operatoria subito dopo l'intervento, che ottimizza il controllo del dolore nelle prime 245 ore, riducendo il ricorso a farmaci.

9

Il paziente viene dimesso il giorno stesso (Day-Hospital) o il giorno dopo, in base a diversi fattori: stato di salute generale, età del paziente, lontananza del domicilio.

10

Prevediamo carico immediato con un paio di sneakers post-operatorie del numero abituale del paziente per favorire l'appoggio. Il carico immediato ed il passo prolungato per almeno 15 minuti 4 volte al giorno sono parte del percorso di cura e rappresentano un'opportunità per minimizzare il tempo richiesto per il ritorno ad una vita normale.

TAC osteofiti alluce rigido

Il planning fa parte dell'intervento. Le radiografie in carico e la TAC in carico (WBCT), con sistemi di analisi 3D e AI (BoneLogic Disior-Pragaon28 ZimmerBiomet), mostrano la posizione del primo raggio, la congruenza articolare e il rapporto con i sesamoidi.

I tempi di recupero dopo l'intervento

Il recupero è rapido, perché il carico è concesso subito.
Il giorno dell'intervento:

si cammina con scarpa post-operatoria piana o,meglio, con un paio di sneakers post-operatorie che permettono un appoggio fisiologico bilateralmente fin da subito

Nelle prime 4 settimane:

è richiesto di camminare almeno 15 minuti 4 volte al giorno con le scarpe post-operatorie. Questa indicazione è da intendersi come un limite minimo, Camminare più a lungo di questo intervallo è un vantaggio

10 giorni:

cambio primo bendaggio post-operatorio e ottimizzazione dell'esercizio fisico

20 giorni:

cambio secondo bendaggio post-operatorio

30 giorni:

rimozione bendaggio e ritorno ad una calzatura abituale comoda

A 30 giorni:

ripresa esercizio fisico a corpo libero. Utile: idrokinesiterapia in piscina o in mare per favorire propriocezione e ritorno vascolare.

A 30 giorni:

si passa a calzature comode.

A circa 90 giorni:

si riprendono gradualmente tacchi e attività sportive.

I tempi possono variare con la complessità del caso e con le patologie associate, come metatarsalgia o deformità delle dita.

I risultati dell'intervento all’alluce rigido

I risultati dipendono dallo stadio e dalla procedura scelta: cheilectomia, osteotomia obliqua oppure intervento combinato. La prima agisce sull'esostosi, la seconda sulla causa meccanica, la terza su entrambe. Per questo gli effetti non sono identici.

  • Dolore: Tutti e tre gli interventi riducono in maniera significativa il dolore dovuto all’alluce rigido.
  • Mobilità: L'osteotomia ridà movimento in estensione all'articolazione, e il risultato viene verificato in sala operatoria.
  • Calzature: La rimozione dell'esostosi dorsale nella cheilectomia isolata e nell'intervento combinato riduce il conflitto con calze e scarpe.
  • Prevenzione: Una correzione precoce con osteotomia può prevenire le forme più avanzate di alluce rigido e lo sviluppo di dita a griffe. 

Come ogni intervento, anche queste procedure hanno dei rischi. Un abbassamento o un accorciamento eccessivi del metatarso possono creare nuovi problemi biomeccanici. Per questo la correzione deve essere molto precisa.

Le statistiche dell’osteotomia all’alluce rigido

Le statistiche per l'osteotomia all’alluce rigido sono le seguenti:

  • Osteotomia obliqua: 90% dei pazienti soddisfatti e liberi da evoluzione artrosica e necessità di reintervento 10 anni dopo (dato pubblicato sulla casistica del Dr Usuelli sulla rivista della Società Europea: Foot and Ankle Surgery),
  • Intervento combinato: osteotomia + stimolo biologico con frazione stromale del grasso: l’obiettivo dello stimolo biologico è di lubrificare articolazione (stato oleoso della frazione stromale del grasso) e dare uno stimolo biologico rigenerativo all’articolazione. Questa combinazione incrementa ulteriormente il tasso di soddisfazione e la funzione nei pazienti predisposti a guarire (in buone condizione fisiche, BMI fisiologico e che seguono esercizio fisico con regolarità).

Il rischio di evoluzione del quadro artrosico è inferiore al 10% a 10 anni. E’ ridotto ulteriormente dall'associazione dell'osteotomia allo stimolo biologico con frazione stromale del grasso, ma è direttamente dipendente dallo stadio di artrosi presente al momento della chirurgia.

Gli altri rischi-complicanze sono:

  • infezione (inferiore ad 1%)
  • ritardo o non consolidazione dell'osteotomia (inferiore al 2%)
  • parestesie in corrispondenza dell’alluce (4-5%)
  • persistere di rigidità e sintomi residui (3-4%)

La cheilectomia isolata è un intervento raramente proposto per l’elevato rischio di peggioramento, nonostante la minima invasività. Non è quindi incluso nelle statistiche.

Hai una diagnosi o un sospetto di alluce rigido?

Patologie correlate: perché scegliere un chirurgo superspecializzato

L'alluce rigido non è mai un problema isolato: la limitazione del movimento costringe le altre strutture del piede a compensare. Le conseguenze più frequenti sono:

  • dita a martello, a griffe e a maglio

  • metatarsalgia e calli plantari da sovraccarico

  • tendinite dell'alluce

  • fascite plantare

L'alluce rigido è inoltre spesso associato a un piede piatto.

Correggere solo il dito spesso non basta e può diventare l'inizio di una lunga odissea per il paziente. Un chirurgo che conosce avampiede e retropiede, invece, valuta l’alluce come parte di un sistema e così riduce il rischio di recidive.

dita a griffe

Inoltre, un problema come l’alluce rigido è, a tutti gli effetti, un’artrosi della articolazione metatarso falangea. E’ una patologia rilevante, perché l’alluce è il metronomo del passo ed il passo la chiave del nostro benessere e della nostra longevità.

Avere a disposizione strumenti di diagnosi avanzata come la TAC in carico e la rielaborazione delle immagini (Bone Logic Disior Zimmer Biomet) per monitorare evoluzione artrosica permette di individuare meglio i pazienti che possono essere curati conservativamente  e selezionare il momento ideale per una chirurgia di ricostrzuione cogliendo ogni opzione treaputica nel momento ideale.

Come prenotare una visita con il dr. Usuelli

Scegli la sede più comoda e prenota online una prima visita specialistica. Durante la visita vengono valutati lo stadio dell'artrosi, le radiografie in carico, le eventuali patologie correlate e l'indicazione alla chirurgia.
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Cagliari.

FAQ

Quando bisogna operare l'alluce rigido?

Quando i rimedi conservativi non bastano più: dolore sull'esostosi dorsale o durante la mobilizzazione dell'alluce, difficoltà a indossare calzature normali. La decisione dipende da stadio, sintomi e radiografia del piede in carico, non dal semplice grado di deformità. Un alluce rigido senza sintomi, di norma, non si opera.

Esistono alternative all'intervento?

Sì, nelle fasi iniziali o con sintomi lievi. Un plantare specifico riduce il sovraccarico sul piede e controlla il dolore. Valutare la funzione del passo permette di scegliere la calzatura opportuna (A3 o A4 in base all'appoggio) privilegiando l’elevato potere ammortizzante o l'agevolazione della fase di spinta durante il passo. Nel caso, poi, di una fascite plantare con contrattura del polpaccio, giova lo stretching. La sola medicina rigenerativa, senza correggere la causa biomeccanica, non risolve il problema.

Qual è l'intervento migliore per l'alluce rigido?

Dipende dallo stadio. Se l'articolazione è ancora ricostruibile, la prima scelta è l'osteotomia obliqua del primo metatarso, con cheilectomia dorsale quando c'è l'esostosi. Artrodesi e protesi sono riservate agli stadi più avanzati, gradi 3 e 4, quando la cartilagine è troppo danneggiata per preservare l'articolazione.

L'intervento per alluce rigido può essere mini-invasivo?

Dipende dallo stadio e dal tipo di intervento. Nelle fasi iniziali, osteotomia obliqua e cheilectomia sono in genere eseguibili con approccio mini-invasivo, se i sesamoidi sono mobili e non calcificati. Con sesamoidi rigidi o correzioni complesse si preferisce la tecnica open. Esistono anche varianti mini-invasive dell'artrodesi, con piccole incisioni e viti.

Meglio l'osteotomia o l'artrodesi?

In un paziente ancora funzionale, soprattutto se giovane o attivo, si preferisce scegliere l’osteotomia quando esiste una possibilità realistica di conservare l'articolazione. Quando l'articolazione non è più ricostruibile, l'artrodesi resta un intervento affidabile.

Quanto dura il recupero dopo l'intervento?

Il carico è concesso subito, con scarpa post-operatoria piana per 4 settimane. A 30 giorni si indossano calzature comode. Tacchi e attività sportive riprendono dopo circa 90 giorni. I tempi variano con la complessità del caso e con eventuali patologie associate.

Dopo l'intervento l'alluce torna a muoversi?

L'obiettivo dell'osteotomia obliqua è ridare movimento in estensione all'articolazione, e questo risultato viene verificato in sala operatoria. Nelle procedure limitate all'esostosi, invece, il beneficio sulla mobilità è più contenuto. Con l'artrodesi il movimento si perde in modo definitivo, ma si risolve il dolore prodotto dall’artrosi avanzata.

Cosa succede se l'alluce rigido non viene operato?

L'alluce rigido è una patologia degenerativa progressiva, con velocità variabile da persona a persona. Con il tempo il sovraccarico delle altre strutture può causare dita a griffe, metatarsalgia, calli e fascite plantare. Nei casi più gravi gli squilibri possono coinvolgere anche ginocchio e schiena. Per questo conviene una valutazione specialistica precoce, anche senza dolore intenso.

Quali esami servono prima dell'intervento?

Servono una visita ortopedica e una radiografia del piede in carico, che permette di stabilire grado ed estensione dell'artrosi.

La TAC in carico rappresenta un’indagine di imaging di secondo livello, che permette una valutazione più accurata dello stadio artrosico e della sua evoluzione, correlandolo ad eventuali altre alterazioni biomeccaniche concomitanti nel piede. Questoe same è reso ancora più efficiente da strumenti di elaborazione di immagine come Bonelogic di Disior Paragon28 Zimmerbiomet, che permettono di misurare con precisione ed accuratezza evoluzione artrosica, riduzione dello spazio articolare e impatto del sovraccarico  intra-articolare.

Questo strumento viene usato anche per ottimizzare planning pre-operatorio in caso di chirurgia.

Bibliografia
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